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AFGHANISTAN ANNO ZERO
23
Ago
2021

AFGHANISTAN ANNO ZERO

"E' giusto ripagare i malvagi con il loro stesso male" - Le Coefore - Eschilo
"Chi spontaneamente, si comportera' con giustizia, non sarà infelice, né mai lo coglierà totale rovina" - Le Eumenidi - Eschilo

Ciò che è avvenuto a Kabul il 15 e il 16 agosto appare come una sorta di 8 settembre con il riaffermarsi di forze che, in altri periodi storici, non avremmo avuto remore a definire clericofasciste.

Incomprensibile la meraviglia di tanti. Difficile pensare che ritiratisi gli eserciti della Nato, sarebbero arrivati dei pacifisti nord europei
No. Sono tornati i Talebani, che del resto in realtà non se ne erano mai andati, che da tempo controllavano metà del paese e con i quali, a Doha, gli USA avevano trattato il ritiro.
Ma le previsioni americane (e la loro fiducia negli impegni dei Talebani) si sono rivelate clamorosamente errate nei tempi e nei modi. Un abbaglio imperdonabile di servizi e pentagono.
Il ritiro si è trasformato in una fuga precipitosa davanti ad un esercito afghano che si è semplicemente liquefatto.
Le immagini dell'aeroporto di Kabul, preso d'assalto dai civili che si aggrappano agli aerei americani in decollo, sono destinate a dare la cifra simbolica finale di un intervento ventennale fallito.
Ma anche la dimostrazione che la presenza militare occidentale, almeno nella capitale e in altre città, non era percepita affatto come una invasione, ma un opportunità e un presidio per i tanti che hanno creduto possibile una vita alternativa al fanatismo islamico talebano.
Ricordiamo che l'intervento militare avvenne sotto egidia internazionale di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite prese all'unanimità e senza veti, che riconoscevano il diritto alla legittima difesa degli Usa per l’aggressione subìta l'11 settembre 2001.
Fu sulla base di queste decisioni che si mobilitò la prima coalizione, naque l’lSAF la missione Usa Enduring Freedom e fu chiaro il duplice obbiettivo di catturare Bin Laden e ricostruire una nazione, creando il Governo di unità nazionale di Karzai che nacque dopo la Conferenza di Berlino e le elezioni dell'ottobre 2004.
La storia è stata lunga e l'esito finale l'abbiamo visto, ma non ha senso dire, a posteriori, che fosse scontato. Troppo facile.
Nulla è scontato nella storia, dipende da tanti fattori umani, storici, di contesto, di strategia.
Ci sarà tempo per discutere gli errori dell' intera strategia Usa che lasciano sul campo 2500 soldati e un costo di 2000 miliardi di dollari
 
Dal punto di vista delle ONG impegnate nell'area, è sin dal 2006, come ricorda Nino Sergi presidente emerito di INTERSOS, che avevano segnalato, come in tanti report indipendenti, gli errori, i limiti dell'operato e la necessità di cambi di strategia e di azione della missione, osservazioni che hanno trovato conferma nelle dichiarazioni rilasciate da alcuni ex vertici militari italiani in questi giorni.
Perche non sono stati ascoltati? Perche si è voluto difendere ad oltranza la narrativa di una stabilizzazione afghana che non corrispondeva alla realtà dei fatti?
L'affermazione di Biden: America's mission was never about nation-building, in palese contrasto con quanto affermato sia da Bush che da Obama, sembra il tentativo retorico di sminuire e negare l' obiettivo che non si è mai riusciti a raggiungere.
 
Come scrive Emilio Ciarlo dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, certo vi 'è chi ha sempre considerato la costruzione della nazione e la cooperazione, favole alle quali credeva solo l’Europa, ma è agli atti che gia con gli accordi di Bonn tra i rappresentanti afghani in esilio, si puntasse alla ricostruzione nazionale e a nuovi assetti istituzionali.
Rimane però il fatto che nel corso degli anni il rapporto di 10 a 90 tra spese civili e spese militari rimase immutato.
Fin dal 2007 le ong avevano proposto che tale rapporto divenisse 50 e 50 come segnale di inversione di tendenza. Ma senza ottenere nulla.
Risorse rimaste insufficenti per una efficace ricostrizione di un paese dilaniato da un conflitto intestino sin dall'invasione sovietica degli anni ottanta, con 5 milioni di profughi e il preoccupante primato di essere il principale esportatore mondiale di oppiacei ed eroina.
Sicuramente le giornate di Kabul rischiano quindi, di essere molto peggio di una sconfitta militare, ma la disfatta politica e morale di un Occidente, che per un ventennio aveva promesso a un popolo un avvenire migliore, e ora lo abbandona a sé stesso,
Popolo che ha pagato un alto tributo di sangue più di 113 mila tra militi e civili afghani uccisi sopratutto in attentati talebani a cui si aggiungono 1.144 caduti delle forze alleate tra questi 53 italiani. 444 operatori umanitari e 72 giornalisti.
Numeri che nel suo discorso, Biden non ha minimamente ricordato.
 
Con in più il timore che questa sconfitta possa rappresentare ora, anche una nuova spinta propulsiva al radicalismo terrorista jihadista , visto il legame con Al Qaeda che i taleban non hanno mai interrotto o rinnegato, e quello con Isis e altre formazioni terroriste con le quali hanno trafficato in questi anni.
Paradossalmente c'è da sperare che i Taleban siano coerenti con le prime dichiarazioni ufficiali e che siano interessati solo alla stabilizzazione del paese senza alimentare altri conflitti. Promessa dubbia a cui puntano le potenze regionali dell'area come il Pakistan (il vero manovratore occulto e infido alleato americano che ospitò Bin Laden) oltre che la Russia e la Cina, quest'ultima ormai dominus incontrasto su gran parte dell Asia di parte dell'Africa e di fatto prima superpotenza mondiale.
Se la democrazia non si può esportare, vuol dire accettare e prendere atto amaramente ma realisticamente che nel mondo ci saranno sempre regimi liberticidi che opprimono i loro popoli
Certo l'elite finanziaria globalizzata non si è mai posta questo tipo di problema, tantomeno nei rapporti con le monarchie del golfo con la Russia e la Cina e i loro alleati, paesi che certo non paiono la culla del liberalismo e dei diritti umani, ma verso i quali ci siamo sempre ben guardati dal muovere contro, se non a parole e a vuota retorica
Ecco perché il mondo politico occidentale in queste ore piange davvero lacrime ipocrite
Compresi i movimenti pacifisti che si muovono solo su antichi riflessi ideologici: sempre pronti a protestare contro Israele o gli Usa, in questi giorni appaiono sprofondati in un silenzio imbarazzante a dimostrazione della loro natura unilaterale; duri moralisti con noi stessi, in una sorta di odio di sé antioccidentale, ma sempre alla ricerca di giustificazioni politiche e sociologiche nei confronti delle violazioni dei diritti umani dei paesi altri.
Del resto si son forse visti cortei o dei #livematter, #metoo, #freegaza per il Myanmar? per i curdi? Per gli oppositori imprigionati da Erdogan o a Teheran? La Bielorussia? Le minoranze cristiane massacrante dagli islamisti? lo Yemen? le stragi e i rapimenti di Boko Haram? gli Indios e i contadini brasiliani uccisi dai sostenitori di Bolsonaro?
 
Ci sarà tempo per discutere gli errori, ma mai come in questi anni, i tempi sono accelerati e i vuoti di potere e di egemonia si riempiono velocemente.
E una domanda di prospettiva, tra le tante, è se di fronte alla fine del secolo americano, l'Unione Europea saprà dotarsi finalmente, di una propria autonoma politica estera, militare e di difesa?
In queste ore drammatiche però, abbiamo tutti il dovere morale di dare una opportunità, spesso si tratta di aver salva la vita, a tutte le persone e i gruppi che lavorando con le istituzioni internazionali, le ong, i diplomatici e i militari, hanno creduto in un altro Afghanistan possibile e a quanti sono bloccati ai bordi del Europa (nei balcani e sulle isole greche) avendo avuto sempre negati permessi perché si riteneva l'Afghanistan un paese sicuro (?) nonostante l' evidenza contraria.
 
Nel documento appello del' Associazione Ong Italiane si legge: l’attenzione del nostro paese e dell’Europa verso l’Afghanistan non può essere condizionata dalla fine della presenza militare internazionale. E' vero. E' nostro dovere non abbandonare; e del resto alcuni timidi segnali di protesta sono il segno che forse non tutto è perduto e qualche seme sta germogliando.
Ma sara' dura, soprattutto per le donne.
 
Mi sono permesso di citare due frasi dal ciclo tragico dell'Orestea di Eschilo che ben 2500 anni fa, segnavano il passaggio politico culturale della società greca dalle legge della vendetta alla idea di giustizia degli uomini
Perché capire come riuscire a promuovere nella comunità politica internazionale, nonostante tutto, una rete di difesa e di promozione dei diritti umani universali, sarà la nuova sfida che ci attende, per nulla scontata nella sua efficacia e nei suoi risultati.
Lo dobbiamo alla memoria dei soldati, dei giornalisti, cooperanti e dei tantissimi semplici cittadini afghani caduti in questi anni sotto il terrorismo e gli attentati.
Lo dobbiamo a chi ha avuto oggi il coraggio di restare a fianco alla popolazione, dalle suore ad Emergency alla Croce Rossa.
Lo dobbiamo a quei "falling men" caduti dall'aereo sopra Kabul, uniti in una incredibile simbolica coincidenza a quelli che vedemmo lanciarsi dalle Twin Towers in fiamme l '11 settembre di 20 anni fa, il giorno in cui tutto ciò ebbe il suo tragico inizio.

Mauro Montalbetti - Presidente IPSIA

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