Comunicato stampa
Editoriale
Notizie ed approfondimenti
Acli provinciali di Cremona presentano: “Le imprese recuperate al lavoro”.
L'incontro si tiene venerdì 10 maggio 2013 alle ore 21,00 presso il Centro pastorale diocesano di Cremona (via S. Antonio del Fuoco, 9/a)
Intervengono:
Sergio Morelli, vicepresidente di Banca Popolare Etica
Gabriele Giulietti, vicedirettore di Banca Popolare Etica
Il presidente delle Acli Gianno Bottalico: "Dedichiamo il Primo Maggio alla tragedia di Dacca per la tutela del lavoro su scala mondiale".
Ai ministri Bonino e Zanonato: migliorare gli accordi bilaterali tra Italia e Bangladesh in un senso più favorevole ai lavoratori dei due Paesi.
Roma, 29 aprile 2013 - “Il crollo della fabbrica tessile di Dacca in Bangladesh” - afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli - nella quale sono morti 379 operai, perlopiù giovani donne, è divenuto il simbolo dell'altra faccia della medaglia dei problemi del lavoro oggi in Italia: qui precarizzazione, disoccupazione dilagante per la perdita di posti di lavoro a causa delle delocalizzazioni; nei Paesi emergenti gravissime violazioni dei più elementari diritti dei lavoratori.
Per questo le Acli si uniscono a quanti nella società civile, nel mondo sindacale, prima fra tutti la Campagna Abiti Puliti, sulle reti sociali chiedono che questo primo maggio venga dedicato alla solidarietà alle vittime della tragedia del crollo della fabbrica tessile in Bangladesh.
Appare più che mai attuale ed urgente” – prosegue Bottalico - “costruire quella “coalizione mondiale per il lavoro decente” lanciata dalla Chiesa in occasione del Giubileo dei lavoratori del Duemila, e ribadita ieri dall'appello lanciato da papa Francesco affinché sia sempre tutelata la dignità e la sicurezza del lavoratore, che riguarda l'estensione dei diritti dei lavoratori nei Paesi emergenti, anche come misura per difendere il modello sociale europeo e rallentare l'impoverimento dei lavoratori europei.
Ecco perché credo – conclude il presidente delle Acli - non si possa celebrare il Primo Maggio quest'anno senza assumere il crollo della fabbrica di Dacca come il simbolo di un riscatto possibile e non più rinviabile dei lavoratori su scala globale, senza nessuna venatura ideologica, ma con pragmatismo ed in modo propositivo.
Auspico pertanto che, a partire dalle Acli, il prossimo Primo Maggio si osservi un minuto di silenzio per le vittime della fabbrica crollata in Bangladesh e che costituisca l'occasione per la società civile, a cominciare dai sindacati, per chiedere l'istituzione a livello comunitario di una certificazione sociale dei prodotti importati, che precluda l'ingresso nell'Unione Europea a quelle merci prodotte nell'inosservanza della sicurezza dei luoghi di lavoro, con salari troppo bassi ed orari di lavoro disumani, senza tutele per malattia, maternità infortuni.
Chiediamo anche al nuovo governo, ed in particolare ai ministri Bonino e Zanonato, di rivedere e di migliorare gli accordi bilaterali di collaborazione tra Italia e Bangladesh in un senso più favorevole ai lavoratori dei due Paesi”.
Acli Milanesi, IPSIA Milano, Caritas Ambrosiana e Animondo presentano "Dreamwork China" il documentario di T. Facchini e I. Franceschini, che nasce dal progetto di dare un volto e una voce ai lavoratori migranti cinesi di nuova generazione.
Fra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, gli autori hanno viaggiato a Shenzhen e nella zona del Delta del Fiume delle Perle, dove hanno incontrato migranti, attivisti e organizzazioni della società civile che si occupano della promozione dei diritti sul lavoro.
Da questo viaggio sono nati una serie di ritratti fotografici e un documentario in cui questi giovani lavoratori parlano di se stessi, raccontando la vita quotidiana, le aspettative, le lotte per i diritti e, soprattutto, i sogni di una nuova generazione di lavoratori nella fabbrica del mondo.
La proiezione si terrà mercoledì 17 aprile 2013 alle ore 20.30, presso Caritas Ambrosiana, in via S. Bernardino, 4 a Milano.
Partecipano al dibattito Ivan Franceschini e Daniele Cologna.
Ingresso libero.
Nell’ambito del progetto “Una valle rinasce”, finanziato dal MAE e con ICEI come capofila, prosegue la ormai consolidata collaborazione con l’istituto penitenziario di Bihać. Già nel 2012 IPSIA aveva contribuito alla creazione di una parcella di 0,2 ettari coltivati a mele nonché allo sviluppo di un laboratorio di funghicoltura. I detenuti sono stati anche coinvolti direttamente nella costruzione dei sostegni in cemento per il frutteto scolastico della scuola elementare/media di Sanica (una delle scuole incluse nel progetto “Una valle rinasce”).
Lo scorso mese sono state acquistate due serre 8x25m, le quali sono già installate e pronte ad entrare in funzione. Le serre sono comprensive di sistema di irrigazione e di tutta la componentistica necessaria per una produzione ottimale, la quale sarà orientata a colture orticole classiche che contribuiranno all’autosufficienza alimentare interna.
L’obiettivo principale è quello di fornire ai carcerati una formazione teorico-pratica di qualità nel settore della produzione agro-alimentare ed in tal modo offrire loro una concreta chance di reinserimento nella società attraverso il lavoro e l’acquisizione di nuove e specifiche professionalità. Queste attività sono ancora considerate “nuove” per gli istituti penitenziari bosniaci, i quali stanno faticosamente iniziando un lento cammino verso gli standard dell’Unione Europea, da sempre molto attenta sul tema delle carceri. In questo, anche grazie alla collaborazione con IPSIA, l’istituto di Bihać (un carcere di tipo “semi-aperto”, ovvero di minima sicurezza, con detenuti per crimini minori o in fase di estinzione della pena) si potrà mettere in luce come modello per altri enti analoghi.
Un accordo per garantire la tutela sociale ai cittadini rumeni che lavorino o abbiano lavorato in Italia. È stato firmato a Bucarest il 9 gennaio dal vicepresidente delegato del Patronato Acli, Fabrizio Benvignati, e dal presidente del sindacato rumeno “Cartel Alfa”, Bogdan Hossu.
La comunità rumena è la prima comunità straniera presente in Italia con circa 1.000.000 di presenze e il fenomeno migratorio dei cittadini rumeni verso l’Italia sta registrando, soprattutto negli ultimi anni, un flusso di rientro in Romania da parte di lavoratori che intendono investire e lavorare nel proprio Paese d’origine.
In questo senso, con l’obiettivo di garantire un corretto accesso alle prestazioni di sicurezza sociale ai cittadini interessati, il Patronato Acli e “Cartel Alfa” promuovono un servizio di informazione, assistenza e tutela dei cittadini rumeni che lavorano in Italia o che risiedano in Romania dopo aver lavorato in Italia.
In particolare saranno attivati scambi di informazione tra gli operatori del Patronato Acli e di “Cartel Alfa” per consentire, insieme con la verifica delle posizioni contributive in entrambi i Paesi, la ricostruzione della posizione assicurativa dei lavoratori migranti.
In caso di discordanza sull’estratto contributivo rilasciato dall’Ente previdenziale rumeno, al lavoratore rumeno residente in Italia e utente del Patronato Acli, Cartel Alfa presterà la propria consulenza legale a seguito di una procura rilasciata dallo stesso lavoratore.
Oggi migliaia di migranti vivono e lavorano come collaboratrici domestiche nei paesi europei. Danno servizi essenziali per le famiglie e le società, ma il loro lavoro è spesso sottovalutato e dato per scontato.
"I lavoratori domestici sono lavoratori veri, come tu ed io. Rispettate il loro lavoro, rispettare i loro diritti!". È questo lo slogan lanciato dall'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), l'agenzia delle Nazioni Unite che promuove il lavoro dignitoso.
Fra le sue iniziative, l'agenzia dell'Onu ha lanciato il progetto 'Promuovere l'integrazione dei lavoratori domestici migranti in Europa'; lo scopo è ampliare la conoscenza degli effetti delle politiche di ammissione e del mercato del lavoro sull'integrazione dei lavoratori domestici immigrati, che si trovano spesso in una situazione occupazionale precaria, in modo da aiutare le parti interessate a individuare e rimuovere gli ostacoli alla loro integrazione socio-economica.
In occasione della Giornata Internazionale dei Migranti l'ILO, con il sostegno dell'Unione europea, ha realizzato due video che, attraverso le parole dei loro datori di lavori, mettono in luce i contributi positivi che i lavoratori domestici migranti portano alle società europee in cui vivono e lavorano.
Amnesty International pubblica un rapporto intitolato Volevamo braccia, sono arrivati uomini, dedicato allo sfruttamento lavorativo dei braccianti agricoli migranti in Italia. Il rapporto si concentra sulla situazione dei migranti da Paesi dell’Africa sub sahariana, dell’Africa del nord e dell’Asia, impiegati nelle province di Latina e Caserta, anche se sottolinea che “lo sfruttamento dei lavoratori migranti è diffuso in tutto il paese”.
http://www.amnesty.it/italia-rapporto-sullo-sfruttamento-dei-lavoratori-migranti-in-agricoltura
Quattro giorni per parlare di immigrazione in Europa, in Italia e in Sicilia, tra lavoro e cittadinanza, integrazione e legalità, tutto questo nel seminario promosso dalle ACLI a Palermo dal 7 al 10 novembre.
«Il fenomeno delle migrazioni ha assunto negli ultimi 20 anni una dimensione crescente – affermano le Acli – ed è destinato ad aumentare per ragioni di natura demografica oltre che per gli effetti della crisi economica internazionale e, per quanto riguarda l’Europa, dei rivolgimenti politici che hanno interessato il bacino del Mediterraneo e il vicino Oriente. Di fronte a questo scenario, dalle caratteristiche niente affatto congiunturali, è necessario fuggire ogni logica emergenziale e porre mano a politiche e interventi che vadano nella direzione di valorizzare l’apporto – già consistente – della popolazione immigrata allo sviluppo economico, sociale e culturale dei Paesi dell’Unione, dell’Italia in primo luogo».
Mercoledì 7 novembre la giornata è stata dedicata al seminario nazionale promosso dal Patronato Acli a Palermo.
Integrazione a partire dagli italiani, rimuovendo pregiudizi e aprendo gli occhi sui fatti. Ecco un compito per le Acli. #MigraAcli2012
— Andrea Olivero (@AndreaOlivero) Novembre 7, 2012
Giovedì mattina si è tenuta l'Assemblea generale della Fai, la Federazione delle Acli internazionali, con i rappresentanti degli italiani presenti all’estero in 18 Paesi del mondo. Tra i temi affrontati, quello della cittadinanza in Europa.
#Zanonato: ius sanguinis è tipico di paese emigrazione, ius solis paese immigrazione. Dobbiamo riconoscere che siamo cambiati #MigraAcli2012
— Ipsia ong Acli (@ipsia_acli) Novembre 9, 2012
Il pomeriggio di giovedì ha dato il via al seminario internazionale di studi “La migrazione nell’Unione Europea tra mercato del lavoro, diritti e sicurezza”, promosso dalle Acli con il sostegno della Commissione europea e del Centro europeo per i problemi dei lavoratori (Eza).
#MigraAcli2012 #Falcone Si muore generalmente perche' si e' soli o perche' si e' entrati in gioco troppo grande. twitter.com/ipsia_acli/sta…
— Ipsia ong Acli (@ipsia_acli) Novembre 8, 2012
Lo scenario delle migrazioni e il contributo dell’immigrazione allo sviluppo socio-economico dell’Unione europea sono stati i temi della prima giornata.
Venerdì 9 novembre, seconda giornata del seminario internazionale. Sessione mattutina dedicata al tema del “Lavoro dignitoso in migrazione: tra disparità e diritti”. Nel pomeriggio, esperienze e buone pratiche di integrazione lavorativa e sociale.
Sabato 10 novembre la quattro giorni è stata chiusa con la tavola rotonda sulle “Politiche migratorie di integrazione tra diritti e sicurezza”.
Solo con nuova legge sulla cittadinanza ci sarà svolta nell'integrazione. Dando diritti si possono imporre i doveri. #MigraAcli2012
— Andrea Olivero (@AndreaOlivero) Novembre 7, 2012
leggi tutti i tweet #MigraAcli2012
Al via il 3 dicembre la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare (“Misure per favorire l'emersione alla legalità delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”) promossa dalla Cgil e sostenuta tra le altre associazioni anche dalle ACLI, “per l’emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”, nell’ambito della campagna nazionale “Io riattivo il lavoro”.
Il 90% delle imprese confiscate finisce per fallire, dicono i dati, e i lavoratori ne pagano le conseguenze. La proposta prevede tra le altre cose, l’accesso automatico alla cassa integrazione per i lavoratori interessati, a prescindere dalla dimensione e dalla tipologia dell’azienda, in attesa della riorganizzazione dell’attività produttiva. Incentivi ai datori di lavoro che assumono ex dipendenti di aziende sequestrate e confiscate. Incentivi per i lavoratori che costituendosi in cooperativa sono disposti a rilevare l’azienda.
E ancora: il congelamento dei debiti dell’azienda e l’istituzione di un fondo ad hoc per garantire il credito e fornire agli istituti bancari le adeguate garanzie, allo scopo di favorire, dove possibile, la continuità dell’attività produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro. L’attribuzione di un rating di legalità come strumento di agevolazione nell’accesso agli appalti pubblici e uno sconto Iva pari al 5%.
«Il lavoro – afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero – è una delle risposte principali allo strapotere mafioso e non possiamo quindi permettere che i lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità perdano il loro posto e restino senza reti di protezione, pagando per colpe che non hanno commesso e offrendo alibi inaccettabili al potere criminale».
«Combattere la mafia significa combattere i patrimoni della criminalità organizzata e riconsegnarli alla comunità – aggiunge Olivero –, perché possano produrre buona economia e buona occupazione. I beni confiscati alle mafie non vanno messi all’asta, col rischio di nuove infiltrazioni delle organizzazioni criminali, ma vanno destinati e utilizzati socialmente secondo la storica intuizione di Pio La Torre e la conseguente legge 109 del 2006. La promozione in questo campo dell’economia sociale, delle imprese non profit, delle cooperative giovanili, delle organizzazioni più in generale di terzo settore rappresenta un argine sicuro, civile e democratico, all’avanzare delle mafie».
La proposta di legge, depositata presso la Corte di Cassazione lo scorso 30 Ottobre e pubblicata in Gazzetta ufficiale il giorno dopo (31 Ottobre 2012), ha l'obiettivo di stimolare un dibattito sul tema della legalità economica, nonché favorire una presa di coscienza e di responsabilità da parte delle forze politiche sulle condizioni di migliaia di lavoratori che perdono il proprio lavoro a causa dell'infiltrazione mafiosa in molti settori della nostra economia.
Le Acli sostengono la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil
Al via il 3 dicembre la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare (“Misure per favorire l'emersione alla legalità delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”) promossa dalla Cgil e sostenuta tra le altre associazioni anche dalle ACLI, “per l’emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”, nell’ambito della campagna nazionale “Io riattivo il lavoro”.
Il 90% delle imprese confiscate finisce per fallire, dicono i dati, e i lavoratori ne pagano le conseguenze. La proposta prevede tra le altre cose, l’accesso automatico alla cassa integrazione per i lavoratori interessati, a prescindere dalla dimensione e dalla tipologia dell’azienda, in attesa della riorganizzazione dell’attività produttiva. Incentivi ai datori di lavoro che assumono ex dipendenti di aziende sequestrate e confiscate. Incentivi per i lavoratori che costituendosi in cooperativa sono disposti a rilevare l’azienda.
E ancora: il congelamento dei debiti dell’azienda e l’istituzione di un fondo ad hoc per garantire il credito e fornire agli istituti bancari le adeguate garanzie, allo scopo di favorire, dove possibile, la continuità dell’attività produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro. L’attribuzione di un rating di legalità come strumento di agevolazione nell’accesso agli appalti pubblici e uno sconto Iva pari al 5%.
«Il lavoro – afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero – è una delle risposte principali allo strapotere mafioso e non possiamo quindi permettere che i lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità perdano il loro posto e restino senza reti di protezione, pagando per colpe che non hanno commesso e offrendo alibi inaccettabili al potere criminale».
«Combattere la mafia significa combattere i patrimoni della criminalità organizzata e riconsegnarli alla comunità – aggiunge Olivero –, perché possano produrre buona economia e buona occupazione. I beni confiscati alle mafie non vanno messi all’asta, col rischio di nuove infiltrazioni delle organizzazioni criminali, ma vanno destinati e utilizzati socialmente secondo la storica intuizione di Pio La Torre e la conseguente legge 109 del 2006. La promozione in questo campo dell’economia sociale, delle imprese non profit, delle cooperative giovanili, delle organizzazioni più in generale di terzo settore rappresenta un argine sicuro, civile e democratico, all’avanzare delle mafie».
La proposta di legge, depositata presso la Corte di Cassazione lo scorso 30 Ottobre e pubblicata in Gazzetta ufficiale il giorno dopo (31 Ottobre 2012), ha l'obiettivo di stimolare un dibattito sul tema della legalità economica, nonché favorire una presa di coscienza e di responsabilità da parte delle forze politiche sulle condizioni di migliaia di lavoratori che perdono il proprio lavoro a causa dell'infiltrazione mafiosa in molti settori della nostra economia.