Home»Appuntamenti»Articoli filtrati dai tag: campagna no F35
« Giugno 2013 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30

Una spesa cosi ingente per armamenti offensivi urta la sensibilità dei cittadini oppressi dalla crisi e non è conforme al concetto di difesa espresso nella Costituzione

Roma, 23 maggio 2013 - L’intervista pubblicata dal quotidiano Il Messaggero al ministro della Difesa sen. Mario Mauro, accanto ad affermazioni condivisibili e di buon senso come la riduzione dei costi per la Festa della Repubblica del 2 giugno, anche rinunciando all’esibizione delle frecce tricolori, contiene un proposito che incontra la ferma contrarietà delle Acli. Si tratta della volontà espressa dal sen. Mauro di confermare il piano di acquisti degli aerei da guerra F35.

Riteniamo – afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli - che in particolare in questa fase di crisi e di sacrifici che tutti i cittadini devono sopportare, l’acquisto di questi 90 cacciabombardieri urti profondamente la loro sensibilità. Inoltre occorre domandarsi quanto questo tipo di armamenti, cacciabombardieri, capaci di seminare morte sui civili inermi, sia conforme al concetto di difesa sancito nella Costituzione. Per questo chiediamo al governo di rinunciare definitivamente all’acquisto degli F35”.

Le Acli sono più propense a ritenere che la pace non si costruisca riempiendo gli armamentari, ma creando relazioni buone. “Per questo – afferma Alfredo Cucciniello, responsabile nazionale Acli pace e stili di vita - appare più logico e confacente a questi tempi di crisi un utilizzo sociale delle risorse che sarebbero richieste per l’acquisto di questi F35 dal cui programma molti Paesi sono già usciti in questi anni. La difesa della patria si realizza anche attraverso il servizio civile volontario, per il quale vengono centellinate le risorse, e destinando ai comuni i fondi necessari per rimborsare le Forze Armate nei casi in cui queste vengano impiegate in operazioni di protezione civile”.

Pubblicato in Dal sistema ACLI

La campagna “Taglia le ali alle armi” contro i caccia F-35, attiva dal 2009 e forte del sostegno ricevuto in questi mesi, rinnova l’invito a ripensarne l’acquisto: una scelta costosa e inutile che bloccherà diversi miliardi di euro in più anni mentre ai cittadini si chiedono sacrifici nel campo del welfare, della scuola, della sanità.

La nostra campagna è disponibile a un incontro e confronto con le coalizioni politiche in vista delle prossime elezioni.

Fonte: Campagna Taglia le ali alle armi - 23 gennaio 2013

Le notizie circolate anche sulla stampa italiana negli ultimi giorni, e relative ad ulteriori e  grossi problemi tecnici nello sviluppo dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter, confermano quanto la campagna “Taglia le ali alle armi” promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Tavola della Pace e Sbilanciamoci! vanno sostenendo da tempo. Il progetto aeronautico militare più costoso della storia è ormai fuori controllo sia per gli Stati Uniti che per gli altri paesi partner (tra cui l’Italia) dimostrando la fragilità e l’insensatezza di una continuazione nella partecipazione.

Si tratta di soldi pubblici davvero sprecati – commenta Andrea Baranes portavoce della campagna Sbilanciamoci! – con i quali si potrebbero invece realizzare investimenti molto più utili per tutti i cittadini italiani in altre aree come il welfare, la sanità, l’istruzione, il lavoro. Per conto nostro anche con costi più ridotti e minori problemi tecnici si tratterebbe di una spesa inutile e sbagliata, per strumenti di attacco sovradimensionati alle esigenze del nostro Paese. Ma sottolinearne i fallimenti è comunque utile per dimostrare ancora di più la necessità di un cambio di rotta”, conclude Baranes.

La campagna ha fin dall’inizio lavorato per fornire all’opinione pubblica e alla politica una informazione attenta e documentata, quella che gli apparati militari hanno invece spesso tralasciato di fare. Dalle inesistenti penali in caso di rinuncia ai costi più alti di quanto dichiarato ufficialmente della Difesa, i documenti e gli studi di “Taglia le ali alle armi” hanno permesso di far crescere in tutto il Paese una posizione di contrasto ai caccia F-35. In particolare nell’attuale situazione di crisi economica. “E’ grazie anche al nostro lavoro se un acquisto militare di tale portata, che inizialmente si sarebbe dovuto controfirmare in pochi mesi rendendolo irreversibile, ha invece subito anche in Italia un deciso rallentamento (ricordiamo che la Difesa ha abbassato nel 2012 le sue pretese sul numero di velivoli) e ottenuto attenzione presso politica ed opinione pubblica”, sottolinea Francesco Vignarca coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. “Per questo siamo contenti che diversi esponenti politici, in queste ore ed unendosi alle rare voci già attive in passato, abbiano deciso di sottolineare la problematicità della nostra partecipazione al programma F-35” conclude Vignarca. Sicuramente si tratta di una modifica importante della prospettiva che negli anni scorsi, a partire dalla firma di partecipazione alla fase di Sviluppo apposta nel 2002 dall’attuale Ministro Di Paola, aveva visto invece per molto tempo un sostegno compatto e acritico da parte della grande maggioranza delle forze politiche.

I dati e gli sforzi della campagna “Taglia le ali alle armi” hanno invece modificato la percezione dell’opinione pubblica: “E si può fare ancora di più – riprende Andrea Baranes – perché non è obbligatorio fermarsi ad una riduzione nel numero di velivoli: il nostro obiettivo era e rimane la completa cancellazione del programma per la parte italiana (anche se alcuni primi esemplari sono già stati acquisiti). Nella mobilitazione in corso ormai da oltre tre anni più di 77.000 cittadini, 670 associazioni e soprattutto oltre 80 Enti Locali (tra Regioni, Province e Comuni) hanno deciso di sostenere la nostra richiesta per una cancellazione del programma, in particolare grazie allo sforzo sul territorio degli organismi aderenti alla Tavola della Pace. Senza ricevere mai alcuna risposta dai Governi in carica nel periodo di attività della campagna ed anzi dovendo continuamente produrre dati, studi ed analisi per smentire la posizione ufficiale continuamente ribadita dal nostro Ministero della Difesa sia sui costi sia sullo stato di avanzamento del programma Joint Strike Fighter.

E' inoltre grave che la maggioranza che ha sostenuto fino a poche settimane fa il Governo Monti, negli ultimi giorni di legislatura, abbia imposto un’inusuale accelerata alla approvazione della legge Delega per la ristrutturazione delle FF.AA. voluta dal Ministro-Ammiraglio Di Paola. Uno schema di riforma che, se poi applicato dal prossimo Governo, prevederà che i fondi risparmiati dal taglio del personale e delle strutture rimangano all’interno della Difesa per esercizio e investimento: “Il risultato vero è che verranno stimolati gli acquisti di nuovi e micidiali sistemi d'arma, tra cui proprio il caccia F-35 – commenta Massimo Paolicelli presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti – andando a ridisegnare nei fatti il nostro Modello di Difesa in senso sempre più aggressivo e sempre più dipendente dalla NATO”.

A partire da oggi e dall’attenzione che il dibattito pubblico pre-elettorale sta riservando ai caccia F-35 (come massimo esempio dello spreco delle spese militari) la campagna “Taglia le ali alle armi” chiede che il prossimo Governo arrivi a ribaltare questa logica dando una decisa sforbiciata alle spese militari, iniziando come detto dalla cancellazione della partecipazione italiana al programma F-35 Joint Strike Fighter.

Su questo punto non ci accontentiamo delle dichiarazioni in interviste o sulle agenzie di stampa – conclude Francesco Vignarca – ma chiediamo che tali scelte siano inserite nei programmi elettorali delle coalizioni che si riconoscono in politiche di disarmo. Per conto nostro siamo disponibili ad un confronto, anche tecnico, su tutte queste tematiche”.

http://www.disarmo.org/nof35/f-35-spreco-e-problemi-ora-di-cambiare-rotta

Con il voto dell'11 dicembre, il Parlamento ha perso l’occasione di bloccare l’azione di chi vuole sempre più soldi per le armi e di rimettere al centro di una discussione comune e partecipata (sia in ambito istituzionale che nella società civile) il modello di difesa e di sicurezza più utile ai cittadini italiani. Prima di qualsiasi revisione dello strumento militare. Le realtà promotrici di “Taglia le ali alle armi” vigileranno ora il percorso dei decreti delegati nell’ambito della prossima legislatura per attutire i problemi previsti da questo provvedimento.

Tavola della Pace, Rete Disarmo e Sbilanciamoci! cercheranno da subito di portare nella discussione che si svilupperà prima delle elezioni politiche il tema delle spese militari, portando avanti la posizione (che riteniamo maggioritaria nel paese reale) di chi le vuole diminuire a vantaggio di maggiori investimenti per welfare, sanità, scuola, lavoro.

Un presidio partecipato, colorato e forte, con la grande bandiera della Pace che di solito apre la Marcia Perugia-Assisi. Con questa presenza davanti alla Camera dei Deputati i rappresentanti delle tre organizzazioni promotrici della campagna "Taglia le ali alle armi" (Sbilanciamoci, Tavola della Pace, Rete Italiana per il Disarmo) hanno lanciato un ultimo appello ai deputati affinché non approvino la legge-delega che affida al Governo la revisione e la riforma dello strumento militare.

Un'occasione d'oro per dimostrare che il Parlamento ha a cuore i problemi veri del paese e non la difesa degli interessi dell'industria militare, ma che non è stata accolta dall'Aula della Camera che approvando a maggioranza (294 s’, 53 astenuti e solo 25 no) il provvedimento ha invece coronato l'intenzione del Ministro Di Paola. Che è stato capace di ottenere questa riforma in poco più di sei mesi. Mentre i provvedimenti di risparmio sulle Province ed anche la modifica della legge elettorale giacenti in Parlamento sono saltati per mancanza di tempo, con grande velocità uno spazio è stato trovato per fornire in futuro e strutturalmente più soldi al Ministero della Difesa per l'esercizio e l'acquisto di armi. Un pericolo vanamente sottolineato nelle scorse settimane dalle posizioni della campagna "Taglia le ali alle armi", che ha esercitato una forte pressione in vista della discussione alla Camera e della convocazione del presidio di oggi.

"Un aumento delle spese militari che non ha atteso questa riforma per prendere il volo - sottolinea Giulio Marcon della campagna Sbilanciamoci - come dimostrano i dati della Legge di stabilità approvata a breve: nel 2013 il comparto della Difesa riceverà in dote un miliardo in più del 2012, alla faccia di tutti i tagli operati sulla spesa pubblica per altre e maggiori necessità come sanità, lavoro, welfare".

E dove finiranno questi soldi, recuperati alleggerendo gli effettivi militari di oltre 40.000 unità? In nuovi sistemi d'arma (oltre 200 miliardi investiti nei prossimi anni, si stima) la cui acquisizione non sarà forse gestita dalle nuove norme che nella legge delega (fatto positivo) ipotizzano più poteri al Parlamento in tal senso: "Con queste modifiche al testo originale del Ministro Di Paola le Camere potranno chiedere il punto della situazione di ogni progetto di armamento - commenta Francesco Vignarca di Rete Disarmo - ma quello che non sappiamo, ad oggi, è se ciò accadrà solo per l'acquisto dei prossimi sistemi d'arma o anche per quelli già in corso. Un punto che presidieremo con forza durante la prossima campagna elettorale e in vista della presentazione dei decreti delegati”. Senza contare che riformare uno strumento senza aver prima discusso degli scenari di sicurezza e del nuovo modello di difesa ancora una volta pare quantomeno irrazionale agli occhi di “Taglia le ali alle armi”.

Davvero è incredibile che questo Parlamento in scadenza non ci abbia ascoltato, e non abbia ascoltato la voce di milioni di cittadini che sono stufi di veder gettati soldi per le armi – commenta Flavio Lotti coordinatore di Tavola della Pace – Sono loro la vera maggioranza nel paese e andavano rispettati con una discussione più approfondita e seria. Per dire di no a questo provvedimento (che aumenta spesa pubblica e non risolve i disequilibri della nostra Difesa) non occorreva essere pacifisti: solo avere buon senso e prendere atto del reale”. Con l’approvazione andremo invece verso una riconversione al contrario: posti di lavoro trasformati in più giochi di guerra per le gerarchie militari.

Fonte: Taglia le ali alle armi - 11 dicembre 2012

Martedì 11 dicembre 2012 i deputati voteranno la legge che delega al Governo la riforma delle Forze Armate. Mentre si tagliano i servizi alle persone e agli enti locali che li devono fornire, mentre milioni di famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese, il Parlamento vota una legge delega che taglia il personale militare, solo per comperare più armi (tra cui i cacciabombardieri F35), aumentando così la spesa militare e la spesa pubblica.

La Tavola della pace, la Rete italiana per il disarmo e Sbilanciamoci! organizzano per martedì 11 dicembre 2012 una manifestazione a Roma in piazza Montecitorio, alle ore 11.00: contro gli F35, contro l'aumento delle spese militari, contro l'approvazione della legge-delega di revisione dello strumento militare.

Per informazioni e adesioni:
Tavola della Pace - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - 075.5736890 - www.perlapace.it
Rete Italiana per il Disarmo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - 328.3399267 - www.disarmo.org
Sbilanciamoci! - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - 06.8841880 - www.sbilanciamoci.org

Pubblicato in APPUNTAMENTI

IPSIA raccoglie l'appello di Flavio Lotti e della Tavola della Pace ed invita ad inviare una mail ai deputati della Commissione Difesa e ai Capigruppo della Camera dei Deputati.

Il 13 novembre 2012 la Camera dei Deputati ha iniziato la discussione del disegno di legge delega (DDL) di revisione dello strumento militare presentato dal solo ministro della Difesa Giampaolo Di Paola. Grazie alla nostra pressione il Senato ha modificato questo provvedimento impedendo ai generali di trasformarsi in mercanti d’armi e aumentando il controllo parlamentare sugli arsenali. Ma non basta. Questo disegno di legge:
1.taglia il personale per comperare i cacciabombardieri F35 e altre armi;
2.trasforma le Forze Armate in uno strumento da guerre ad alta intensità incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione;
3.costringerà i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale a pagare il conto dell’intervento dei militari;
4.non prevede alcuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi né una vera riqualificazione della spesa militare;
5.impegna 230 miliardi per i prossimi 12 anni senza aumentare di un solo grado la nostra sicurezza;
6.aumenta di fatto la spesa pubblica.

I vertici militari di questo nostro paese vogliono continuare a comprare armi sempre più moderne e sofisticate e non vogliono rinunciare ai loro privilegi. Ma, mentre si tagliano i servizi alle persone e agli enti locali che li devono fornire e milioni di famiglie non ce la fanno più, queste pretese diventano insopportabili.

Per questo è necessario accrescere subito la pressione sui deputati.

Invia subito una mail ai deputati della Commissione Difesa e ai Capigruppo della Camera dei Deputati.
In allegato trovi la lettera tipo e gli indirizzi. Ti bastano 10 minuti.

Fallo ora, prima che sia troppo tardi!  E invita i tuoi amici a fare altrettanto!

Fallo per tutti quelli che stanno pagando il prezzo più alto della crisi e delle decisioni sbagliate di chi ci governa. Questa è una delle peggiori!

*L’Appello contro il DDL Di Paola è già stato firmato da: Tavola della pace, Libera, Acli, Agesci, Cgil, Arci, Articolo 21, Cipsi, Focsiv, Pax Christi, Legambiente, Lettera 22, Unione degli Universitari, Unione degli Studenti, Rete della conoscenza, Link Coordinamento Universitario, Beati Costruttori di Pace, Emmaus Italia, Rivista “Terra”, Lega per i diritti e la Liberazione dei Popoli, Centro per la Pace Forlì-Cesena, Solidarietà internazionale, Associazione “Voglio Vivere”, Movimento Europeo, Terra del
Fuoco, Forum Trentino per la pace, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza.

Per scaricare gli allegati: http://www.perlapace.it/index.php?id_article=8826PHPSESSID=0fb2f082b62c609fb12e09da71f8f4a2

Giovedì 18 Ottobre 2012 14:28

F-35, bugie d'alta quota

Su famigliacristiana.it pubblicato una articolo di Flavio Lotti (coordinatore nazionale della Tavola della pace) in cui si denuncia un consistente aumento di costi per la produzione degli F-35. L'aumento è notevole: da 80 a 127,3 milioni di dollari per aereo. Se va bene. Perché in una variante più sofisticata si arriva a 137,1 milioni per velivolo.

Ora la conferma è ufficiale. L'ammissione dell'impennata della spesa viene direttamente dal generale Claudio Debertolis, segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, che lo ha dichiarato in una lunga intervista al magazine Analisi Difesa.

 

Il Primopiano di Famiglia Cristiana in edicola giovedì 19 luglio: “Mano pesante su lavoratori e pensionati, un piccolo taglio agli armamenti”

18/07/2012
Coraggiosi, inflessibili. Quasi spietati con pensionati, lavoratori, famiglie con figli e malati. Remissivi, invece, e anche pusillanimi con ammiragli, generali e vertici dell'industria bellica. Così non va. In tempi di crisi non ci sono zone franche. O terreni minati dove evitare di mettere piede. Se si guarda fino al centesimo per le spese correnti, si aprano gli occhi sui miliardi di euro per riempire gli arsenali. Se siamo sull'orlo del baratro, perché sperperare i soldi per comprare armi? «Svuotiamo gli arsenali e riempiamo i granai», si sarebbe detto un tempo. Oggi potremmo dire: «Più lavoro e meno bombe». È una questione di buonsenso. Di saggia amministrazione.

C'è un'Italia che non ne può più e dice basta. Mentre sulla vita delle persone cala pesantemente la scure, sugli armamenti si dà una leggera sforbiciata. Un po' di fumo per l'opinione pubblica. Così, 75 mila cittadini, più di 600 associazioni, 85 enti locali hanno firmato un appello per cancellare l'acquisto dei cacciabombardieri F-35: 90 velivoli al costo complessivo di 12 miliardi di euro. «Tutti i dati dimostrano come i costi unitari per aereo siano raddoppiati dall'inizio della fase di sviluppo», ha affermato Francesco Vignarca, della Rete italiana per il disarmo, uno dei tre grandi soggetti che hanno promosso questa campagna.

Giulio Marcon di Sbilanciamoci! ha aggiunto: «Abbiamo un welfare che sta scomparendo. Con una minima parte dei soldi risparmiati si potrebbero salvare posti letto negli ospedali, risolvere la questione degli esodati, mettere in sicurezza oltre diecimila scuole, creare migliaia di posti di lavoro». Mentre Flavio Lotti della Tavola per la pace ci tiene a chiarire che «opporsi a queste armi non è un affare da pacifisti, ma da gente responsabile. Dobbiamo ridurre il debito pubblico e anche la Difesa deve, finalmente, dare un contributo significativo».

D'altronde, la spesa per questi cacciabombardieri è inutile e indifendibile. Molti Paesi si sono già sfilati. Nei giorni scorsi, il Parlamento olandese ha votato una risoluzione per uscire dal programma. L'Australia ha rimandato di due anni la decisione di acquisto. In Canada e Norvegia sono in corso roventi polemiche al riguardo. E anche in Italia si comincia a reagire, come ricorda ancora Flavio Lotti: «Dai problemi tecnici evidenziati addirittura dal Pentagono alle forti perplessità di tutti gli altri Paesi partner e alle inesistenti "penali" sulla cancellazione dell'acquisto, anche l'opinione pubblica italiana ha avuto modo di capire meglio tutti i risvolti del progetto F-35».

La politica, in cerca di consensi, ha battuto un colpo. Con l'inedita alleanza tra sinistra pacifista e parti della destra. «Non capiamo perché sotto la scure non siano caduti anche i miliardi da spendere per gli aerei F-35», ha dichiarato Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl. E Antonio Socci su Libero si chiede: «Siamo certi che questi infernali aviogetti sputabombe siano più importanti delle medicine e degli ospedali?».

Attendiamo, con urgenza, una risposta. Soprattutto dai cattolici in politica.

Rete Disarmo: l’etica non si svende. La coerenza della ditta pisana che ha rifiutato una commessa militare nobilita l’economia

L’economia solidale di Pisa: “Piccolo passo importante verso un’economia sostenibile”

Un'azienda del comparto fotovoltaico e termotecnico, la Morellato di Ghezzano (Pisa), nonostante la crisi economica che la attanaglia e parte dei suoi lavoratori in cassa integrazione decide di rifiutare una commessa militare offerta dalla Waas, azienda del gruppo Finmeccanica coinvolta nella produzione di armamenti, in particolare siluri.

E tutto questo dopo un sofferto percorso interno ed un confronto con OdES, l'Officina dell'Economia Solidale di Pisa (associazione che cura e facilita il consolidamento del Distretto di Economia Solidale del comprensorio),

Una scelta coraggiosa, che testimonia come una cooperazione virtuosa tra piccole imprese responsabili e il mondo dell'economia solidale può fare la differenza nella costruzione di una soocietà sostenibile e solidale.

Per Gianni Alioti, responsabile Ufficio Internazionale Fim-Cisl, "la scelta compiuta dalla Morellato Termotecnica e della Morellato Energia ha un valore straordinario. Dimostra che l'etica e la responsabilità sociale dell'impresa non sono solo strumentali al marketing e alla politica d'immagine. In un'epoca nella quale non si esce dalla crisi globale senza ripensare l'economia", continua Alioti, "la proprietà e i lavoratori della Morellato recuperano - per gli stessi sindacati - un approccio coerente ed efficace di politica industriale, che non si limita a discutere-decidere “come” e “dove” produrre (l'organizzazione del lavoro e la localizzazione dell'investimento), ma anche (e soprattutto) “cosa” e “per chi” produrre".

Riccardo Troisi della Città dell'Altra Economia (CAE) di Roma sottolinea un modo concreto per sostenere la decisione della Morellato, "il rifiuto a collaborare ad un'economia di guerra è un atto concreto di disobbedienza alle logiche dell’attuale modello economico, una scelta che assume anche una grande valenza simbolica per chi lavora nell’ l’economia solidale,  ossia per chi sceglie un economia di pace;  un segnale di coerenza ai valori condivisi di un economia alternativa che mette al centro le persone e l’ambiente prima del profitto e prima della concorrenza spietata. Dunque per valorizzare questo segnale e non relegarlo solo alla buona  testimonianza" continua Troisi, "occorre far corrispondere con un iniziativa solidale di sostegno dal basso che premi la loro scelta, e questo deve esser l’impegno di tutta la società civile , ossia offrire a questa ed altre imprese che “scelgono” un economia di pace,  un spazio di mercato capace di assicurargli continuità. Questo significherebbe davvero un cambio di paradigma per  proporre ad altre imprese una conversione ecologica e solidale".

Secondo Giorgio Beretta, ricercatore della Rete Disarmo "in un periodo in cui la crisi economica rischia di far accettare qualsiasi commessa collegata al settore militare, la decisione della Morellato è di estrema importanza sia per il processo di condivisione e confronto interno alla ditta sia, soprattutto, perchè invita ad aprire un dibattito serio sulla cosiddetta "industria della Difesa" e sulla pervasività delle sue politiche industriali. Si tratta di un comparto che da anni, più che alle necessità della sicurezza e della difesa, mira ad ottenere il proprio ritorno economico utilizzando strategie commerciali sempre più aggressive: non a caso" continua Beretta, "le esportazioni di armamenti verso i "paesi alleati" della Nato e dell'Ue sono ormai marginali rispetto a quelle verso i paesi emergenti anche nelle zone di maggior tensione del pianeta (dal nord Africa al Medio Oriente, dalla penisola araba al sub-continente indiano) governati da regimi autoritari e dispotici. La decisione della Morellato non è quindi solo un'encomiabile scelta di natura etica, ma una precisa presa di posizione nei confronti di un'economia militare che sta sempre più avanzando, anche nel nostro paese".

Una scelta, quella della Morellato, che mette al centro la questione del disarmo, come spiega Francesco Vignarca, coordinatore Rete Disarmo, secondo il quale "l'etica non si può mettere al mercato, ma se i nostri decisori politici capissero che il disarmo è conveniente oltre che giusto non ci sarebbero queste situazioni. re-investendo infatti i grossi fondi gettati nelle spese militari in circuiti economici/ambientali virtuosi come quelli della "green economy" si riuscirebbero a garantire molti più ritorni occupazionali e tecnologici"

Secondo Massimo  Ronchieri, dell'Officina dell'Economia Solidale di Pisa, "la scelta della ditta Morellato di Pisa è un'importante opportunità di riflessione per tutti noi. Sia su come alcune aziende, aldilà della necessità oggettiva, siano in grado di scegliere sulla base di un'etica anche se questo comporta decisioni sofferte e percorsi interni conflittuali, ma anche su quale ruolo può giocare l'economia solidale. A Pisa" racconta Ronchieri, " abbiamo appena lanciato il Patto del Distretto di Economia Solidale, al quale molti, tra qui la Morellato, hanno aderito, è a partire da questo che inizieremo un percorso di accompagnamento della ditta, perchè una scelta etica non rimanga fine a se stessa, ma possa essere un primo passo importante verso un'economia realmente solidale"

Roma, 19 luglio 2012
Comunicato della Rete Italiana per il Disarmo - In collaborazione con “Officina dell’Economia Solidale di Pisa”

Per contatti stampa
Rete Italiana per il Disarmo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – 328/3399267

Anche IPSIA e le Acli nazionali, assieme a molte realtà territoriali, hanno firmato l'appello al Parlamento della Tavola della Pace contro il disegno di legge delega del ministro Di Paola che prevede un ridisegno non condivisibile del sistema militare. In particolare:
  1. aumenta la spesa pubblica;
  2. aumenta la spesa per gli armamenti;
  3. impegna 230 miliardi (per i prossimi 12 anni) per un enorme apparato militare;
  4. autorizza il ministero della Difesa a vendere armi italiane nel mondo;
  5. taglia il personale e vende le caserme per comperare nuove armi;
  6. stabilisce che in caso di calamità naturali gli interventi di soccorso dell'esercito dovranno essere pagati da chi li richiede;
  7. trasforma le FFAA in uno strumento da guerre ad alta intensità.

Non è possibile approvare un sistema di questo genere mentre s'impongono agli italiani tanti sacrifici e mentre si taglia la spesa pubblica e la spesa sociale.

Per questo le Acli, assieme alle moltissime altre associazioni, sottoscrivono l'appello e chiedono al Parlamento di non approvare questa legge delega e di avviare una seria riforma dello strumento militare, rendendolo compatibile con le possibilità economiche del Paese nonchè coerente con una nuova idea di sicurezza e una nuova visione del ruolo dell'Italia in Europa e nel mondo.

Il responsabile del dipartimento Pace e stili di vita, Alfredo Cucciniello invita tutti, e in particolare coloro che già si sono impegnati nella campagna "Taglia le ali alle armi", a diffondere l'iniziativa e a promuovere l'adesione di associazioni, istitutuzioni e singoli cittadini.

Per maggiori informazioni e per sottoscrivere l'appello: www.perlapace.it.

Il Circolo Acli Giovanni XXXIII e Pax Christi punto pace Bologna organizzano l'incontro
IL BUSINESS DELLA GUERRA, LE STRADE DELLA PACE
riflessioni sulle guerre in corso, sul mercato delle armi e sulle alternative di pace nel tempo della crisi.

Interverrà:
don Renato Sacco
, Membro Commissione Giustizia e Pace della Diocesi di Novara; Consigliere nazionale di Pax Christi; Parroco a Cesara (Verbania), don Renato abita a Cameri, sede di una base dell’Aeronautica. Nel piccolo centro del novarese sarà costruito il centro di assemblaggio e manutenzione dei nuovi cacciabombardieri F35

L'incontro si tiene venerdì 15 giugno alle ore 20,45 presso l'Auditorium del Villaggio del Fanciullo (Via Scipione Dal Ferro 4 – Bologna)

"La corsa agli armamenti anche quando è dettata da una preoccupazione di legittima difesa ... costituisce in realtà un furto, perché i capitali astronomici destinati alla fabbricazione e alle scorte delle armi costituiscono una vera distorsione dei fondi da parte dei gerenti delle grandi nazioni e dei blocchi meglio favoriti. La contraddizione manifesta fra lo spreco della sovrapproduzione delle attrezzature militari e la somma dei bisogni vitali non soddisfatti (paesi in via di sviluppo, emarginati e poveri delle società abbienti) costituisce una aggressione verso quelli che ne sono vittime. Aggressione che si fa crimine: gli armamenti, anche se non messi in opera, con il loro alto costo uccidono i poveri, facendoli morire di fame .
(Pontificio Commissione Justitia et Pax, "La Santa Sede e il disarmo generale", 1976)

Pubblicato in APPUNTAMENTI
<< Inizio < Prec. 1 2 3 Succ. > Fine >>
Pagina 1 di 3
IPSIA - Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli - Via Marcora, 18/20 ROMA - ipsia@acli.it - pec: ipsia.acli@pec.it - C.F. 97043830583 - P.IVA 11781731002 PRIVACY