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IPSIA Cremona organizza venerdì 31 maggio una serata dedicata interamente al Kosovo: dopo l'assemblea dei soci di IPSIA, alle ore 21 presso il circolo Acli di Crema si terrà un incontro che, partendo dalla questione identitaria kosovara, grazie a interventi video e testimonianze presenterà il lavoro di IPSIA nel paese balcanico e l'impegno che ne deriva in Italia e nel territorio cremasco. Il tutto allietato da un rinfresco.
Pubblicato il numero 6 di Footprints: "DALL’ESCLUSIONE AL RISCATTO SOCIALE: QUANDO “DARE CREDITO” PAGA. Fotografia del rapporto tra microfinanza e comunità Roma, Ashkali and Egyptian in Kosovo" di Anna Tosetti e Fabio Bertoletti. La ricerca è stata realizzata nel corso del progetto di servizio civile "Limes" (bando 2012-13) a Prizren, coinvolgendo i partner del progetto "Formazione, microcredito e sviluppo agricolo in Kosovo", cofinanziato dal Ministero Affari Esteri.
La collana Footprints raccoglie ricerche ed approfondimenti realizzati da persone che a vario titolo hanno partecipato a progetti ed esperienze di IPSIA all'estero: volontari, servizi civili, cooperanti... Un modo per riportare in Italia e diffondere conoscenze ed esperienze. Strumenti e stimoli per una cooperazione competente e occasioni per riflettere su problematiche che la contemporaneità impone su scala globale, trascurando le frontiere nazionali.
>> FP06 Dall'esclusione al riscatto sociale
Sono aperte le iscrizioni per i campi di volontariato all’estero organizzati per i mesi estivi da IPSIA.
100 circa i posti disponibili per il progetto “Terre e Libertà”, che prevede campi di animazione con bambini dai 5/6 anni fino ai 12/13 in diverse località in Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Israele/Palestina, Brasile e Mozambico.
Albania: area di Scutari nei villaggi di Sheldi e Rubik
Bosnia Erzegovina: cantone Una/Una nelle cittadine di Bihać (e dintorni), Bosanka Krupa (e dintorni) e Stolac
Kosovo: nelle cittadine di Prizren, Gjakovë/Djakovica e Dragash/Dragaš
Israele/Palestina: villaggio di Neve Shalom/Wahat al-Salam
Brasile: stato di Amazonas nei pressi della città di Maués
Mozambico: villaggio di Inhassoro
Prenderanno parte al progetto anche un gruppo scout, che si recheranno nella cittadina di Prizren in Kosovo, e alcuni giovani degli oratori milanesi che si recheranno a Stolac in Bosnia Erzegovina, che vivranno questa esperienza come servizio all’interno del percorso educativo annuale.
Particolare attenzione è anche rivolta al piccolo gruppo che a partire da fine giugno per 3 settimane, si recherà nel villaggio di Neve Shalom/Wahat al-Salam in Israele per dare inizio ad una collaborazione con i giovani del villaggio.
Destinatari di queste proposte “altamente formative” sono soprattutto i giovani.
L’età minima per partecipare è di 16 anni per i campi europei, mentre per i campi extra-europei si richiedono almeno 22 anni di età. I campi durano da due settimane a venti giorni. Le partenze sono previste a luglio e agosto. I costi sono a carico dei volontari. Le iscrizioni chiudono il 21 aprile per le destinazioni extra-europee, il 12 giugno per i campi nei Balcani.
IL PROGETTO
“Terre e Libertà” è un progetto nato nel 1998 per il recupero del trauma nei bambini della Ex Jugoslavia e si è poi ampliato ad altre realtà e altri Paese attraverso nuove modalità di azione nei quali è ancora presente.
L’animazione rivolta a bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni rimane l’attività principale e permette di abbattere barriere linguistiche e culturali e condividere momenti di gioco, fantasia e creatività con bambini spesso abbandonati a se stessi.
I campi hanno alla base l’idea di un’esperienza di vita comunitaria e di azione volontaria che unisce persone di diversa provenienza, estrazione, cultura e religione. Grazie all’animazione giovanile ed alla conoscenza dei contesti tramite percorsi di turismo consapevole, rappresentano importanti opportunità di promozione della cittadinanza attiva e responsabile, dell’interdipendenza e della solidarietà.
È adatta a tutti coloro che desiderano approfondire le tematiche del conflitto e/o dello sviluppo e della cooperazione e vivere una prima e breve esperienza in uno dei Paesi in cui IPSIA è presente. Si rivolge in modo particolare a giovani interessati a sperimentarsi, a cambiare, a conoscere realtà diverse e ad impegnarsi, con l’idea che la partecipazione di ognuno è in grado di incidere nel cambiare questo mondo in meglio.
Informazioni dettagliate su www.terreliberta.org
Il mese di febbraio 2013 Anna Tosetti ha terminato il suo anno di servizio civile in Kosovo con il progetto Limes. Questa una riflessione di Anna sulla sua esperienza.
Cooperare è un verbo che va coniugato. Io coopero. Tu cooperi. Egli coopera. Noi cooperiamo. Voi cooperate. Essi cooperano.
Durante quest’anno di servizio civile in Kosovo ho maturato la seguente riflessione. Il verbo coniugato è corretto grammaticalmente in tutte le sei persone, ma l’unica cooperazione davvero efficace è quella della seconda persona plurale. Plurale perché la cooperazione ha l’alto compito di coinvolgere una pluralità di soggetti, che non sono più (o non dovrebbero essere più) donatore-beneficiario, ma attori che traggono beneficio da un percorso comune. Bene, ma le persone plurali sono tre: noi, voi ed essi. Se a cooperare sono i ‘voi’ e gli ‘essi’ significa che ‘noi’ ci stiamo escludendo da quest’azione. Purtroppo l’Italia a livello di cooperazione internazionale è più spettatrice che protagonista; ha bisogno di rilanciare la sua partecipazione, non solo in termini di investimenti, ma anche, e (credo) soprattutto in termini di modalità e indirizzi.
Ma durante quest’anno ho avuto modo di vedere come il noi sia la via migliore, forse la più difficile, ma sicuramente quella che implica il coinvolgimento di tutti gli attori e le scelte condivise. Durante quest’anno in Kosovo con IPSIA ho visto come si sviluppa un progetto di cooperazione internazionale (in questo caso si trattava di un progetto MAE dal titolo Formazione, microcredito, sviluppo agricolo in Kosovo). Al di là del progetto e dei risultati, ho provato a capire qual è la cooperazione più partecipata, più efficace, più concreta (non solo secondo me, ma cercando di pensare qual è, se c’è, un paradigma comune di cooperazione).
La cooperazione che ci piace è quella che vede due apicoltori di diverse nazionalità scambiarsi idee sulla produzioni di miele, darsi consigli in una lingua intermedia e ridere quando si realizza che molte più sono le somiglianze che le differenze. La cooperazione che ci piace è quella che vede due scuole di musica (una italiana e una kosovara) pensare ad un progetto di scambio musicale, con la certezza che la cultura sia ciò che fa crescere le nostre due realtà. La cooperazione che ci piace è quella che impone di lavorare fianco a fianco con persone con cultura e idee diverse, che porta a scontrarsi e a mediare, che invita a scambiare idee e a trovare un compromesso. La cooperazione che ci piace a volte non funziona, e allora va ripensata e rimodulata, ci chiede di rimetterci in gioco, partendo dalle relazioni. La cooperazione che ci piace è quella che vede tre piccole istituzioni di micro finanza che nel corso del progetto si formano e riflettono sul fatto che ‘dar credito alle donne, paga’. La cooperazione che ci piace è quella che vede giovani italiani e kosovari, impegnati nel progetto di animazione estiva Terre e Libertà, con un risultato atteso che è quello di far giocare i bambini, ma con un alto valore aggiunto, che si quantifica in nuove amicizie, zaini pieni di momenti condivisi, incontri e conoscenze di luoghi e culture diversi. La cooperazione che ci piace è quella che abita il presente, mettendo al centro le persone e le comunità, con la certezza che solo la logica del noi ci permetta di affrontare le sfide globali.
IPSIA Cremona ha raccolto tutte i racconti e le riflessioni di Anna durante il suo servizio civile in una speciale sezione chiamata "Prendiamoci un caffè": una pausa per leggerci il racconto di un'esperienza importante, un momento rituale per immergerci anche noi, un poco alla volta, nelle abitudini e nelle caratteristiche della terra kosovara grazie alla penna di una testimone di eccezione.
È terminato il 30 dicembre il progetto “Formazione, microcredito e sviluppo agricolo in Kosovo”, co-finanziato dal Ministero degli Affari Esteri.
Sono stati raggiunti importanti risultati durante i quarantacinque mesi di attività, da aprile 2009 a dicembre 2012. Qualche numero:
- 6: numero dei consorzi di produttori agricoli creati, di cui tre per la trasformazione di prodotti ortofrutticoli, due caseifici e un consorzio di apicoltori;
- 1.100: numero dei partecipanti ai corsi di formazione in ambito agricolo, economico e sociale;
- 90.000€: quota di capitale donata a ciascuna delle 3 Istituzioni di Microfinanza da utilizzare come fondo rotativo di microcredito;
- 1.500: numero di crediti erogati nell’arco dei tre anni di attività monitorati;
- 1.400€: ammontare medio del microcredito concesso;
- 32%: percentuale di clienti donne e appartenenti ad una minoranza comunitaria;
Dal mese di gennaio sono state programmate dallo staff IPSIA in loco le attività di monitoraggio sugli interventi realizzati e una missione di valutazione dall’Italia.
Infine, dal mese di febbraio, prenderanno avvio alcune attività previste dal progetto Le donne di Krusha per lo sviluppo di comunità, co-finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia in partnership con il Comitato Pace Convivenza e Solidarietà “Danilo Dolci” (capofila) e l’Istituto Italiano di Ricerca per la Pace – Rete Corpi Civili di Pace, dedicato al supporto della comunità di Krusha e Vogel (Municipalità di Prizren) attraverso il rafforzamento di attività imprenditoriali promosse dalle donne del villaggio.
Dal blog dei servizi civili IPSIA tante nuove immagini e racconti da Albania, Kosovo e Turchia
L’altro lato di Mamusha, il retroscena. Mamusha, 15 ottobre. Retroscena di un’inaugurazione. Nella fattispecie quella della cooperativa “Nektar” di cui avrete già letto e sentito parlare (in caso contrario http://www.ipsia-acli.it/ipsia/it/component/k2/item/1169-kosovo-degustazione-di-miele-e-visita-alla-cooperativa-nektar-nel-giorno-dellinaugurazione). Il giorno prima è il giorno dei preparativi, del riepilogo (o riepiloghimi), del “c’è tutto?”, del come disponiamo le cose, della spolverata (più o meno finale) ai locali della cooperativa e dell’affissione dei manifesti, della prova del video. Tu speravi di andare a Mamusha a fare tutto ciò?!?... (Anna)
1740 chilometri La mia riflessione più profonda di questo mese è 1740.Una cifra approssimata e bizzarra, la cui unità di misura è il chilometro.È un numero interessante e, per quanto discutibile sull’ordine di grandezza, fondamentalmente parla di momenti, incontri e riflessioni. Alcune condivise, altre maturate lungo il tragitto in sacro silenzio. Il tutto su strada, nel limbo tra un punto di partenza ed uno di arrivo nel cui mentre si dispiega il viaggio. Viaggio sempre diverso per tipologia, protagonisti e percorsi... (Raffaella)
Uno, due tre…1,739,825 (forse) Settembre 2012, Anna decide che è il caso di mettersi a studiare Demografia, il 3 ottobre si avvicina, l’esame è corposo e lei lo sa che numeri, formule ed esercizi busseranno al suo cervello e con gran difficoltà entreranno nella sua testolina. Anna vive in Kosovo e sa che preparare gli esami non sarà un bel passatempo, soprattutto perché è settembre, fa caldo e qualcuno sta andando ancora al mare in Albania nei finesettimana. Dunque si immerge nello studio; la demografia è una scienza che si consolida nel corso del secolo scorso, tra i precursori c’è il solito Malthus che appare ad ogni suo esame a ricordarle che non ci sarà mai cibo per tutti. Nulla di particolarmente interessante, o di particolarmente nuovo, per ora. (Anna)
Ritornare dalla vacanze… Ritornare dalla vacanze il 9 di settembre e supporre che la restante parte del mese trascorrerà tranquillamente e gradualmente, tenendo conto della necessità di riassestamento dopo 11 giorni in Italia tra mare ed un traffico regolare in cui i segnali di precedenza vengono rispettati.Andare a dormire il 10 sera e capire che è turbo sin dal primo secondo trascorso nuovamente in Kosovo. (Raffaella)
Mamusha, 15 ottobre. Retroscena di un’inaugurazione. Nella fattispecie quella della cooperativa “Nektar” di cui avrete già letto e sentito parlare (in caso contrario http://www.ipsia-acli.it/ipsia/it/component/k2/item/1169-kosovo-degustazione-di-miele-e-visita-alla-cooperativa-nektar-nel-giorno-dellinaugurazione). Il giorno prima è il giorno dei preparativi, del riepilogo (o riepiloghimi), del “c’è tutto?”, del come disponiamo le cose, della spolverata (più o meno finale) ai locali della cooperativa e dell’affissione dei manifesti, della prova del video. Tu speravi di andare a Mamusha a fare tutto ciò?!? Ma l’imprevisto, intrinsecamente balcanico, è dietro l’angolo, anzi dietro la cooperativa, o meglio sotto. Davanti ai locali della cooperativa c’è un gran movimento di mezzi che portano piatti, teglie di baklava, tavoli, che vengono dirottati sul retro. Che siano per domani? Quanto fermento!
Il direttore della cooperativa, Fatih, è davvero troppo elegante oggi per mettersi a fare grandi opere di pulizia e sistemazione. Sembra emozionato, fin quasi agitato. C’è qualcosa che non torna, ci diciamo, l’inaugurazione è domani. Così è. “Oggi non si lavora, oggi è festa” ci dice. Festa? In Kosovo il rispetto delle religioni e tradizioni altrui, induce tutti quanti a osservare molti giorni di festa. Cosa che apprezzo… ma oggi certamente non è Bajram, né mini-Bajram (chiedo venia per l’espressione, ma è l’unico modo per distinguerli), Natale cristiano, né ortodosso, Pasqua, né cristiana né ortodossa, non è la festa delle bandiere, né festa dell’Europa, non è primo maggio, non è nemmeno il centenario dell’Albania. Che magari sia qualche festa turca (a Mamusha sono tutti turchi)? Interrogo con lo sguardo l’immancabile compagna di lavoro e avventure, e mi restituisce un’occhiata perplessa.
Il mistero è presto svelato: “Oggi sono le donne che festeggiano e voi [io e Raffy], potete unirvi alla festa”. Che sia una sorta di otto marzo? A Mamusha? Ci sembra troppo, giacchè l’otto marzo già c’è e non è la festa della donna, bensì della mamma (quasi a definire un ruolo). No, in realtà si festeggia la nascita di un figlio (nella fattispecie proprio il figlio di Fatih) ultimo di quattro e primo maschio. Una festa di famiglia, di villaggio, dunque, non una festa nazionale. Dopo qualche scambio di battute, capiamo che le nostre insistenze per sistemare/preparare/allestire per l’inaugurazione del giorno seguente, vengono accolte con un sorriso gentile e un po’ di dissenso. “Non preoccupatevi. Prepariamo noi, domani sarà tutto pronto, oggi non si lavora”. Non siamo molto convinte, in fondo, eravamo venute qui apposta. Ci arrendiamo e, dopo un attimo di indecisione, decidiamo che sì, forse, possiamo anche accettare l’invito a questa festa di donne in onore del neonato. Gli uomini presenti (due nostri colleghi e alcuni membri della cooperativa) ci affidano ad un ragazzino, dicendoci che loro non possono accedere alla festa. Il ragazzino sarà una specie di Cicerone nell’ora successiva, l’unico a parlare un po’ di albanese – non che noi lo parliamo, ma qualcosa in più del turco, lo sappiamo di sicuro-. Scendiamo in una specie di scantinato aperto e ci si apre un mondo: una tavolata, anzi più tavolate, per un totale di circa cinquanta donne di varie età, sopraggiunte per la festa. Ci sono nonne, zie, parenti, amiche, a noi sembra che ci siano tutte le donne di Mamusha. C’è fermento. Chiediamo del bambino e anche noi, come le altre, andiamo a fare gli auguri alla madre e a vedere il neonato, che ha una settimana. Lasciamo la stanza con il fiocco azzurro e torniamo nel seminterrato. L’incomunicabilità linguistica si traduce in gesti e gran sorrisi. In tutto questo, c’è una ragazza bellissima, che a noi sembra vestita da sposa, perfetta nella pettinatura e nel trucco. Rimane in piedi, quasi immobile; le altre donne la salutano porgendole le mani e lei ricambia baciandone i dorsi e appoggiandoli alla fronte, per tre volte. Ha le mani dipinte con l’hennè, sedici anni e tra un mese si sposa, ci dice il nostro accompagnatore, nonché suo fratello.
Ci indicano un lavabo, ci laviamo le mani e prendiamo anche noi posto a una delle tavolate. Chiedo al Cicerone se può farci una foto: surreale per surreale, bisogna documentare. Se abbia capito non lo so, comunque si impossessa della macchina e comincia a fare un reportage fotografico, lasciandoci al tavolo. Il banchetto ha inizio e, con una velocità impressionante, vengono portati vari piatti: dalla zuppa-fodera-stomaco-che-poi-arrivano-i-piatti-pesanti, alla carne, alle pite, allo yogurt, per finire in gloria: baklava. Il tutto si svolge in un tempo massimo di venti minuti, durante i quali ci sentiamo un po’ sorvegliate speciali e veniamo ripetutamente incitate a mangiare. Finita l’ultima portata, alcune signore si attivano a spreparare. Non c’è nessuno che coordina, ma sembra che tutte sappiano cosa fare, tranne noi. Ci sembra tutto un po’ frenetico. Pare che il banchetto sia finito, alcune donne se ne stanno già andando; salutiamo e ringraziamo (non sappiamo bene chi). Risaliamo al piano superiore, all’esterno, lasciando quello che a tutti gli effetti può sembrare un mondo parallelo, sotterraneo, dove le donne vivono di loro ritualità, festeggiano la nascita di una vita nuova e si scambiano confidenze. Quelle stesse donne che raramente intercettiamo in altri momenti, perché, soprattutto nei villaggi, vivono una quotidianità fatta di cura della casa e crescita dei figli. Siamo frastornate, ma abbiamo la sensazione di essere state ammesse a qualcosa di privato e personale, un momento in qualche modo intimo, dove le donne, anche se per alcune ore, sono le sole protagoniste. Questo per noi l’altro lato di Mamusha, il retroscena.
Lo scorso 16 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione promossa dalle Nazioni Unite, è stata inaugurata la Cooperativa di Apicoltori “Nektar”. Sulla scia dello slogan “Le cooperative agricole nutrono il mondo”, l’evento ha rimarcato l’importanza degli aspetti cooperativistici nel lavoro della terra e non solo. Questo scenario ha fatto da sfondo alla promozione della Cooperativa, nata grazie al sostegno dal progetto "Formazione, microcredito e sviluppo agricolo in Kosovo", finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano in collaborazione con Celim Milano, Prodocs, Rtm.
All’evento hanno partecipato le autorità locali, altre associazioni della zona, la polizia locale, i militari della KFOR turca, oltre che alcuni dei partner di progetto. Gli interventi sono stati introdotti dal Project Manager di IPSIA, Bekim Ermeni, che, dopo aver ripreso gli argomenti ed il significato di celebrare questo risultato durante la Giornata Mondiale dell’Alimentazione dedicata quest’anno alle cooperative, ha lasciato la parola ad Arif Bütüç (sindaco di Mamusha), ai rappresentati di IPSIA (Mauro Montalbetti e Stefano Bravin), al rappresentante del Ministero dell'Agricoltura, delle Foreste e dello Sviluppo Rurale (Tahir Halitaj), al Presidente dell'Associazione degli Apicoltori del Kosovo ed a Fatih Mazrek, Direttore della Cooperativa “Nektar”.
Durante i vari interventi sono emersi dei punti importanti per il percorso della Cooperativa.
Primo tra tutti l’appoggio della Municipalità di Mumusha, il cui sindaco ha voluto rinnovare il suo sostegno al gruppo di apicoltori, sottolineando l’importanza del loro impegno lavorativo nello sviluppo agricolo della zona di Mamusha. Non sono mancati i ringraziamenti ad IPSIA in riferimento al supporto offerto alla cooperativa “Nektar” ed è stato il sindaco in persona a consegnare al Vicepresidente di IPSIA, Mauro Montalbetti, di una targa di riconoscimento da parte della Municipalità di Mamusha .
“Bisogna ritornare a produrre, bisogna ritornare ai prodotti della terra, valorizzandone il lavoro di chi si spende per essa”: questo è stato il monito lanciato subito dopo dal Vicepresidente di IPSIA, ricordando come lo stesso futuro del Kosovo sia nelle mani dei suoi abitanti: “Gli organismi internazionali, le ONG, possono solo sostenere, supportare e cooperare al processo di sviluppo”.
Successivamente, il coordinatore dei progetti di IPSIA nei Balcani, Stefano Bravin, dopo aver espresso soddisfazione per la giornata e per il lavoro svolto, ha augurato che la cooperativa “Nektar” possa nel tempo allargare la sua base sociale permettendo ad un sempre maggiore numero di uomini e donne di essere membri attivi. Al termine del discorso sono stati inoltre ringraziati i partner del progetto IPSIA: le istituzioni di microfinanza, le altre Cooperative supportate da IPSIA, le Ong Celim Milano, RTM e Prodocs. Un ultimo ringraziamento è andato allo Staff di IPSIA in Kosovo.
Il rappresentante del Ministero dell'Agricoltura, delle Foreste e dello Sviluppo Rurale, Tahir Halitaj ha invece fornito un breve quadro della situazione giuridica a proposito dello sviluppo del concetto di cooperativa in Kosovo, ricordando come lo stesso Ministero stia lavorando sulla promulgazione di una nuova legge disciplinatrice del settore. Inoltre, ha confermato la volontà del Ministero di supportare le Cooperative con sgravi fiscali e sovvenzioni non appena l’iter legislativo si sarà completato.
D’altra parte, l’intervento del Presidente dell'Associazione Nazionale degli Apicoltori del Kosovo ha voluto porre l’accento sugli aspetti tecnici del lavoro e sul ruolo imprescindibile che lo scambio di buone pratiche da parte ci coloro che sono attivi nel settore da tempo riveste. Di conseguenza egli ha rimarcato la disponibilità dell’Associazione nel seguire il percorso di crescita della neonata Cooperativa, garantendo al contempo il supporto tecnico necessario.
A chiudere la scaletta degli interventi è stato un emozionato Fatih Mazrek, direttore della Cooperativa “Nektar”, che ha espresso la sua felicità per il successo raggiunto ed ha invitato tutti i presenti a visitare gli spazi della cooperativa, degustandone il delizioso miele.
Apprezzato da tutti l’abbinamento miele e formaggio che, al fine di stimolare possibili sinergie e cooperazioni nel territorio, ha visto comparire sui banchetti inaugurali caciotta e ricotta direttamente dal caseificio ITAL-KOS di Klina, nato da un progetto di RTM (capofila), in partnership con IPSIA.
D’altra parte, per ogni altro tipo di ricetta ed accostamento il 15 settembre è stato pubblicato “The little book of Honey”, ultimo lavoro di Elizabeth Gowing, da anni impegnata in Kosovo soprattutto in merito alla questione ambientale. Il libro offre le più variegate combinazioni e ricette che vedono il nettare d’api protagonista incontrastato. I suggerimenti sono tutti da scoprire e provare… Ovviamente con il miele della cooperativa di Mamusha!
In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2012 viene inaugurata in Kosovo martedì 16 ottobre la Cooperativa di apicultori “Nektar”, nata nel luglio 2012 grazie al sostegno dal progetto di IPSIA "Formazione, microcredito e sviluppo agricolo in Kosovo", finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano in collaborazione con Celim Milano, Prodocs, Rtm.
Costituita in seguito alla volontà di un gruppo di apicoltori della zona di Mamusha di riunirsi in modo formale, la Cooperativa ha come obiettivi di rafforzare la capacità di produzione, per migliorare la qualità del miele e la salute dei cantieri delle api, di ridurre i costi grazie ad una linea di lavorazione unica e di creare una strategia comune di mercato. La Cooperativa è già attiva: conta dieci membri che producono un importo medio di 3.000 Kg di miele all'anno con circa 300 alveari a disposizione. Due sono i tipi di miele prodotti: acacia e millefiori.
Il tema del miele inoltre non è nuovo e vede in particolare l'esperienza con CoopSol a Santiago de l'Estero in Argentina e in Bosnia Erzegovina nel progetto in partnership con ICEI.
IPSIA da anni si impegna nel promuovere l'organizzazione di lavoratori in cooperative, nella convinzione che serva investire nella costruzione di un’economia sociale, civile, responsabile e solidale, con forme organizzative capaci di rigenerare il rapporto tra economia e società, che parta dai legami di comunità e valorizzi le reti di collaborazione. L’interesse nelle cooperative e nelle organizzazione rurali, evidenziato anche nella decisione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di designare il 2012 come “Anno Internazionale delle Cooperative”, sottolinea il ruolo fondamentale che queste svolgono per migliorare la sicurezza alimentare e per eliminare la fame nel mondo. Aiutando i propri membri ad accedere alle informazioni, agli strumenti e ai servizi di cui hanno bisogno, consentono loro di aumentare la produzione alimentare, commercializzare i propri prodotti e creare posti di lavoro, migliorando i mezzi di sussistenza ma anche la sicurezza alimentare mondiale.
Il programma dell'inaugurazione
10.30 Accoglienza
11.00 Inizio lavori
Introduzione del moderatore
Arif Bütüç (Sindaco della municipalità di Maumsha)
Rappresentante del Ministero dell'Agricoltura, delle Foreste e dello Sviluppo Rurale
Rappresentante di IPSIA-ACLI
Rappresentante dell'Associazione degli Apicoltori del Kosovo
Fatih Mazrek (Direttore della Cooperativa “Nektar”)
12.00 Inizio laboratori: visite e degustazioni della produzione di miele della Cooperativa
13.00 Chiusura lavori
Viene inaugurata il 16 ottobre la Cooperativa di apicultori “Nektar”, nata grazie al sostegno dal progetto di IPSIA "Formazione, microcredito e sviluppo agricolo in Kosovo", finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano.
Costituita nel luglio 2012, in seguito alla volontà di un gruppo di apicoltori della zona di Mamusha di riunirsi in modo formale, la Cooperativa “Nektar” ha come obiettivi di rafforzare la capacità di produzione, per migliorare la qualità del miele e la salute dei cantieri delle api, di ridurre i costi grazie ad una linea di lavorazione unica e di creare una strategia comune di mercato.
La Cooperativa è già attiva: conta dieci membri che producono un importo medio di 3.000 Kg di miele all'anno con circa 300 alveari a disposizione. Due sono i tipi di miele prodotti: acacia e millefiori.
Il progetto ha permesso, dopo uno studio di fattibilità della zona, di reliazzare una formazione tecnica sulle buone pratiche dell'apicoltura ed un tour-studio in Macedonia rivolto a tutti i produttori della regione, oltre ad una serie di corsi di formazione sui principi di funzionamento delle cooperative, business plan e contabilità dedicato ai soci.
Sono inoltre state fornite alla Cooperativa una serie di attrezzature: serbatoio per il miele, condensatore, macchinari per invaseetmanto ed etichettatura. Ai singoli beneficiati sono invece stati donati alcuni piccoli utensili.
Continua tutt'oggi da parte del personale IPSIA il monitoraggio del progetto, consulenza e supporto nelle attività di visibilità.
La data del'inaugurazione è stata fissata per il 16 ottobre in quanto Giornata Mondiale dell'Alimentazione, promossa dall'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), incentrata quest'anno sulle cooperative agricole. L'interesse per le cooperative e le organizzazioni rurali si riflette anche nella decisione del generale delle Nazioni Unite di designare il 2012 come Anno Internazionale delle Cooperative.
Dopo la pausa estiva e i campi di Terre e Libertà, riprendono le attività di IPSIA in Kosovo, in primo luogo quelle di formazione.
Dopo aver partecipato all’Export Day (19 settembre), giornata dedicata agli addetti del settore ortofrutticolo, lo staff IPSIA ha organizzato una giornata formativa per i membri delle cooperative beneficiarie del progetto. Il corso su standard di qualità e gestione economica di un agro-business si è tenuto proprio negli spazi dell’Export Day, ospitato nel Centro di Raccolta Agro Celina, eccellenza della zona di Gjakova nell’ambito della raccolta ed esportazione di frutta e verdura e che riunisce almeno centocinquanta produttori della zona. Il corso è stato pertanto anche un’occasione per conoscere una realtà all’avanguardia in questo settore.
Con venerdì 28 settembre hanno inizio invece le tre giornate formative dedicate ai giovani della comunità RAE, in particolare Egyptians, membri dell’Ong Prosperiteti di Gjakova, attiva dal 2006, che si occupa prevalentemente di promuovere l’inclusione sociale e attività culturali tra i giovani. Il tema trattato sarà quello della gestione economica partecipata e della definizione della visione e mission di un’Ong e della mappatura dei possibili donatori.
Infine, sono stati consegnati i certificati di due corsi tenutisi a Klina rivolti ad un gruppo di circa cinquanta giovani adolescenti della comunità Rom ed Egyptians: i corsi, organizzati con il supporto della stessa Municipalità e l’intervento di due esperti del Dipartimento della salute, hanno riguardato la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e della salute femminile.