Comunicato stampa
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Il primo luglio a Milano presso il Circolo La liberazione viene presentato il libro "Sarajevo, Bosnia Erzegovina. Un pezzetto della nostra Europa", di Anna Scavuzzo e Silvia Maraone. Sarajevo come non l’avete mai conosciuta.
“Da anni torniamo sulle strade che abbiamo attraversato prima, durante e dopo la guerra: lo abbiamo fatto insieme a persone diverse, che con noi hanno condiviso esperienze e incontri, insieme a tanti volontari oppure ad amici e amiche a cui abbiamo cercato di raccontare la nostra passione per un paese, la Bosnia Erzegovina, che ha in Sarajevo uno dei suoi gioielli, anche se non l’unico. Sentiamo la necessità di non essere sole in questo percorso: abbiamo scelto di farci accompagnare dalle parole di scrittori, fotografi, poeti, attrici e cantautori, oltre che giornalisti e volontari. Raccontiamo e lasciamo che altri ci raccontino ciò che hanno visto e capito di questi luoghi, pensando a chi si avvicina per la prima volta alla città di Sarajevo e attraverso essa alla storia recente dei Balcani. Che è anche la nostra storia di cittadini europei. Buon viaggio, sretan put”
Il 13 giugno a Milano presso Arci Scighera (Via Candiani 131) alle ore 21.30 viene presentato il libro "Sarajevo, Bosnia Erzegovina. Un pezzetto della nostra Europa", di Anna Scavuzzo e Silvia Maraone. Sarajevo come non l’avete mai conosciuta.
“Da anni torniamo sulle strade che abbiamo attraversato prima, durante e dopo la guerra: lo abbiamo fatto insieme a persone diverse, che con noi hanno condiviso esperienze e incontri, insieme a tanti volontari oppure ad amici e amiche a cui abbiamo cercato di raccontare la nostra passione per un paese, la Bosnia Erzegovina, che ha in Sarajevo uno dei suoi gioielli, anche se non l’unico. Sentiamo la necessità di non essere sole in questo percorso: abbiamo scelto di farci accompagnare dalle parole di scrittori, fotografi, poeti, attrici e cantautori, oltre che giornalisti e volontari. Raccontiamo e lasciamo che altri ci raccontino ciò che hanno visto e capito di questi luoghi, pensando a chi si avvicina per la prima volta alla città di Sarajevo e attraverso essa alla storia recente dei Balcani. Che è anche la nostra storia di cittadini europei. Buon viaggio, sretan put”
In via Buccinasco 45 presso Pianeta Verde, Sabato 1 giugno alle ore 21.30 si terrà lo spettacolo teatrale "Sarajevo Mon Amour", rappresentazione a cura della compagnia “Sottosopra Teatro alla ribalta” e dell’”Associazione Sviluppo e Promozione”.
Domenica 2 giugno durante tutta la giornata si svolgeranno concerti, giochi e banchetti con il coinvolgimento di tantissime Associazioni.
Giovedì 30 maggio alle ore 21 a Torino (Palazzo Ceriana, Corso Stati Uniti 27) viene presentato il libro “Una volta era un paese” di Stefano Tallia (Scribacchini Editore), nato dalle esperienze di Terre e Libertà, un bellissimo testo raccontato dagli occhi in un volontario.
Partecipano con l’autore:
Davide De Michelis, documentarista
Mauro Montalbetti, Presidente Ipsia Acli
Daniele Socciarelli, Responsabile volontariato internazionale Ipsia
Conduce Alessandra Comazzi
Nel corso della serata saranno proiettati alcuni spezzoni del documentario “Radici” realizzato da Davide De Michelis per Rai 3.
La ex Jugoslavia è terra di gente aperta e ospitale. Gente che, fino al 1991, ha vissuto in pace ignorando le differenze tra cattolici, ortodossi, musulmani, serbi e croati. Tutti erano, semplicemente, cittadini della Jugoslavia. Molti di loro, orgogliosamente.
Poi qualcuno, a un certo punto, ha iniziato ad agitare la bandiera dell’identità, disegnando confini che la storia aveva cancellato o che non erano mai esistiti e in nome di quei confini ha mosso gli eserciti e le armi.
Allora quella terra pacifica, per quattro anni, è divenuta terra di odio e di guerra: centomila morti, la pulizia etnica, l’assedio feroce di Sarajevo, città simbolo del multiculturalismo.
Oggi della guerra restano le ferite nel territorio e nelle persone, i buchi nei muri delle case che ricordano a ogni angolo i giorni della violenza e uno stato di calma apparente.
Ed è per osservare le eredità di quel conflitto che aveva turbato i miei sogni di ragazzo che, per due estati, ho fatto il volontario nei Balcani.
Il primo anno a Mostar, la bella e dolente città del ponte, il secondo nel Kosovo, colpito nel 1999 dalle nostre intelligentissime bombe all’uranio impoverito.
Sono stato nelle scuole a fare animazione con i bambini, perché dalla fine della guerra sono passati dieci anni e chi è piccolo oggi non ha memoria degli spari e dell’odio. Anzi, pensavo non avesse memoria…
Perché l’ho fatto? Non so dirlo meglio di Luca Rastello: «Bisogna finire in questo angolo malcapitato dell’Europa centrale per vedere con lucidità il disastro di casa nostra? Direi di sì: lo sguardo più acuto, quando si tratta di fenomeni storici, è probabilmente lo sguardo presbite, quello che deve allontanarsi dall’oggetto per meglio inquadrarlo, uno sguardo che si fa lucido agendo di sponda, puntando altro per meglio comprendere con lo strumento della comparazione».
(Dalla prefazione di "Una volta era un paese")
Acliturismo e IPSIA Como organizzano un viaggio di conoscenza in Bosnia Erzegovina, dal 18 al 24 agosto 2013.
Costo: 590 euro (supplemento singola 100 euro)
Informazioni e prenotazioni entro venerdì 14 giugno 2013:
ACLITURISMO
Società Cooperativa
via Brambilla, 35 - 22100 COMO
tel. 031-33.12.743 - fax. 031-33.12.750
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ŽENA-ŽRTVA RATA è un’Associazione che nasce nel 2003 dalla tenacia di un gruppo di donne vittime di stupro, torture e violenze durante la guerra nella ex - Jugoslavia. Lo stupro etnico è da sempre una delle armi utilizzate dagli eserciti e dalle milizie nelle guerre. Durante la guerra che coinvolse la ex- Jugoslavia dal 1992 al 1995, più di 25.000 donne bosniache comprese tra i 12 e i 65 anni subirono violenze sessuali, torture a tutti i livelli fisici e psicologici.
La fondatrice e Presidente Bakira Hasecic così dichiarò in un’intervista recente: “Venivamo ammazzate e gettate nelle fosse comuni. Venivamo stuprate, arrestate, incarcerate nelle prigioni e nei campi, torturate, usate da scudo vivente. Venivamo obbligate al lavoro forzato, scacciate a forza dalle nostre città e villaggi, derubate dei nostri averi e in mille altri modi umiliate brutalmente. Non di rado le bambine tra i 12 e i 14 anni venivano forzatamente separate dalle loro famiglie e condotte in luoghi speciali dove venivano sottoposte, da parte dell'aggressore, a orribili sevizie, stupri ed altre forme di tortura, compresa la mutilazione fisica e l'assassinio. Resta difficile da accettare che tutto questo è avvenuto nel XX secolo e non nel lontano Medioevo.”
Dalla sua nascita l’Associazione si occupa dell’aiuto e sostegno psicologico e materiale per tutte le vittime. Inoltre si occupa della loro assistenza legale, visto il lungo iter che le attende dopo che decidono di denunciare il loro aggressore. A quasi vent’anni dalla fine della guerra questi procedimenti sono ancora in corso, comportando grande dispendio di soldi. Dal 2006 ŽENA-ŽRTVA RATA (letteralmente “Donna vittima della guerra”) si occupa anche degli uomini vittime di stupro. Un programma a parte si occupa dei figli delle violenze sessuali. Alcuni vengono addirittura rimandati al violentatore, altri dati in affidamento e molto pochi vengono tenuti dalle madri.
La particolare situazione etnica e di confini che oggi riguarda la Bosnia purtroppo porta molte delle vittime ad incontrare gli stupratori nei normali luoghi di vita, come dal panettiere o al bar. La giustizia non li raggiunge e loro girano come liberi cittadini. ŽENA-ŽRTVA RATA si impegna tantissimo su questo versante, smascherando violentatori che vivono liberi nei paesi e villaggi della Bosnia.
Il racconto di Roberto Andervill, presidente di IPSIA Varese.
IPSIA di Varese, nel suo lungo corso bosniaco, entra in contatto con ŽENA-ŽRTVA RATA quando nel 2006 a Milano la allora Presidente Donata Manciani incontra proprio Bakira Hasecic, invitata in Italia per la presentazione di un libro che parla appunto di guerra in Bosnia. Le due donne si danno appuntamento a Sarajevo, dove c’è la sede principale dell’Associazione, per il prossimo viaggio annuale che IPSIA Varese effettua ogni anno a novembre. Da lì in poi avviene un gemellaggio tra le due Associazioni. IPSIA Varese ogni volta che passa da Sarajevo porta un piccolo aiuto in soldi e materiale come scampoli di stoffe e gomitoli di lana e cotone, che servono alle assistite per tenersi impegnate e per realizzare artigianato che poi si cerca di vendere. Pian pianino prende forma l’idea di invitare Bakira e le sue collaboratrici in Italia per un giro di incontri e eventi, per presentare la loro Associazione ma anche per fare una raccolta fondi. L’idea può essere concretizzata con la decisione delle Acli di Varese di destinare l’intero incasso della Tombolata di inizio anno 2012 al viaggio in Italia. Al Circolo Acli di Caronno Varesino vengono raccolti più di mille euro che diventano il primo importante mattone del Progetto “ŽENA-ŽRTVA RATA in Italia”.
Nel frattempo vengono coinvolte nel progetto il Coordinamento Donne Acli di Varese e l’Albero di Antonia, l’attivissimo circolo femminile dell’Arci di Varese. Tutti assieme si decide di far coincidere il viaggio di Bakira con l’8 Marzo 2013, nell’ottica di realizzare una Festa della Donna più concreta rispetto alle ultime tendenze. Il Progetto prende ancora più forma con il coinvolgimento della realtà Aclista di Busto Arsizio e di altre Associazioni attive nella provincia. Viene coinvolta anche la Balcon Band, band musicale che propone un repertorio di musica popolare e da sempre impegnata nel sociale.
Assieme a Bakira decidiamo le date, arriveranno in Italia il 6 Marzo per ripartire il 10. Bakira sceglie Jasmina Rizvanovic e Emira Smajkan come compagne di viaggio, come lei vittime di stupro etnico.
Isabella Risetti dell’Albero di Antonia mette a loro disposizione un appartamento di sua proprietà come alloggio. Il volo viene prenotato grazie all’aiuto di Cristina della BBC Services, che ci fa ottenere degli ottimi prezzi. Il costo dei biglietti viene quasi interamente coperto dalle Acli Provinciali di Varese. La sera del 6 le signore atterrano a Malpensa senza problemi.
Coinvolgiamo nel progetto anche due persone fondamentali: le traduttrici!! Mirna Sandzaktar e Dalila Selimovic, due ragazze bosniache che vivono a Varese da anni vengono “ingaggiate” per accompagnare le signore nel loro giro di incontri, visto che parlano solo il bosniaco. Aiuteranno moltissimo anche noi!
Dopo una cena di conoscenza tra le realtà coinvolte, la mattina del 7 parte ufficialmente il “tour”. Il 7 le signore sono impegnate a Busto Arsizio tutto il giorno. Al mattino incontrano tre classi di scuola superiore nella Sala Ali della Libertà e qui comprendiamo anche noi cosa ci aspetterà nei prossimi giorni e incontri. Bakira e le sue amiche raccontano cosa è successo loro durante la guerra in Bosnia. Le violenze e gli stupri subiti. I ragazzi presenti e anche noi siamo inchiodati alle sedie dai loro racconti. Bakira insiste molto sul fatto che il loro scopo ora è assicurare alla giustizia coloro che sono ancora in libertà. Scopriamo anche che la loro Associazione assiste le donne di tutte le etnie coinvolte nella guerra e non solo l’etnia musulmano-bosniaca della quale fanno parte le tre presenti. I presenti dopo lo smarrimento iniziale alla sollecitazione delle tre fanno delle domande intelligenti e molto rispettose, entrando in contatto con una realtà di un tempo nel quale non erano ancora nati e che forse non avrebbero mai conosciuto, anche se accaduto a pochi chilometri da loro.
Pranziamo assieme e la conoscenza tra noi migliora. L’attivissimo gruppo di signore bustesi, rappresentanti di molte Associazioni locali, hanno anche organizzato una raccolta fondi e tutta la giornata scorre piacevolissima. Alla sera nella stessa sala del mattino le signore incontrano tutte le Associazioni bustesi coinvolte. La sala è piena al 90% di donne. Bakira, Jasmina ed Emira stavolta calcano un po’ più la mano su quanto è successo a loro. Capiamo che a seconda del tipo di pubblico che hanno di fronte loro hanno un programma più o meno duro. Abbiamo anche un traduttore d’eccezione: Silvio Ziliotto di IPSIA Milano. Silvio è laureato in lingua bosniaca e da sempre è appassionato di storia della Bosnia. La platea segue attentamente e pone domande assolutamente pertinenti. Anche stavolta le tre colpiscono nel segno, cioè lasciare una traccia indelebile del loro passaggio nelle vite dei presenti. Jasmina racconta la sua storia: i serbo-bosniaci entrano in casa sua a Foca, ammazzano in un minuto davanti a lei il padre ed il fratello. Poi violentano lei e sua madre. Infine obbligano le due donne a tenere la casa aperta per qualsiasi miliziano che ha voglia di divertirsi… Il tutto dura sei mesi di violenze continuate nella loro casa, finché non riescono a fuggire e rifugiarsi nella città protetta di Gorazde. A Gorazde restano per sei anni, senza cibo e senza casa, dormendo spesso in terra con i soli loro abiti addosso. Alla fine riescono a muoversi verso Sarajevo, dove entrambe abitano tuttora. Tornando verso casa noi di IPSIA Varese capiamo che stiamo raccogliendo ottimi frutti dal lavoro che ci ha visto impegnati nell’ultimo anno per avere ŽENA-ŽRTVA RATA in Italia.
La mattina dell’8 si apre a Varese alla scuola superiore “ITPA Nuccia Casula”. In tre incontri da circa un’ora l’uno, diverse classi si alternano davanti alle tre signore. Gestiti dall’insegnante Mirella Binda, sono tutti incontri positivi. In uno dei tre uno dei ragazzi dichiara che secondo lui “i violentatori andrebbero ammazzati senza pietà”. Bakira in tutta calma risponde che no, che l’omicidio come vendetta non serve a nulla. Che invece un regolare processo seguito da una condanna giusta è certamente più efficace, perché qualsiasi aggressore in prigione ha tutto il tempo per pensare a quello che ha fatto, che il fatto di non vedere i suoi figli crescere e la sua famiglia serve da lezione. Una lezione anche per chi in futuro vuol commettere le stesse atrocità.
Verso le 18.00 le tre signore accompagnano le Donne in Nero di Varese nel loro presidio del venerdì in Piazza Monte Grappa. Anche a Sarajevo esistono le Donne in Nero e ŽENA-ŽRTVA RATA collabora spesso con loro. Per la serata della Giornata della Donna qualcosa di speciale è stato organizzato. Presso “I Tigli di Valdarno” ad Albizzate ci sarà una cena di raccolta fondi per ŽENA-ŽRTVA RATA che si concluderà con un concerto gratuito della Balcon Band. Tutti i 110 posti a sedere per cena sono prenotati, il locale si riempie e, dopo una squisita cena e la presentazione di Bakira sempre aiutata da Mirna per la traduzione, la musica della Balcon Band riempie il locale. Si termina in allegria e consapevoli di suonare per qualcosa di giusto.
La mattina del 9 Marzo si decide di regalare un momento di turismo alle signore. Bakira, Jasmina ed Emira vengono portate a visitare il centro di Milano. Di nuovo Silvio Ziliotto di IPSIA Milano ci fa da interprete e guida turistica. Da Roma arriva una cara amica di Bakira fin dal 1995 che la vuole incontrare. Dopo il Duomo, la Galleria e il Teatro alla Scala si finisce in Corso Buenos Aires per pranzo.
Alle 18.00 a Malnate l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune Filippo Cardaci ci attende per un aperitivo solidale per ŽENA-ŽRTVA RATA. Nella sala della Biblioteca Comunale Bakira, Jasmina ed Emira presentano l’Associazione e raccontano ancora ciò che gli è accaduto personalmente durante la guerra. Emira a seguito delle violenze subite ha anche perso il marito, che l’ha abbandonata perché non riusciva a sopportare ciò che avevano fatto a lei. Un’altra ingiustizia che subiscono le donne vittime di violenza.
Ci si trasferisce a Varese e dopo la cena ci si prepara all’ultimo evento del tour, una serata organizzata dall’Albero di Antonia alla Sala Montanari per presentare e raccontare ŽENA-ŽRTVA RATA alla cittadinanza varesina. La serata è condotta da Isabella Colonna Preti che introduce le tre signore con un lungo percorso raccontando la storia dello stupro etnico attraverso i secoli. Stavolta Bakira, Jasmina ed Emira si lasciano andare e raccontano tutta la loro esperienza. Aggiungono che tutte le donne vittima di stupro si aiutano nel loro percorso di ritorno alla vita con degli psicofarmaci. La platea è ammutolita, poi pian pianino arrivano timide le prime domande e le prime considerazioni. Alla fine tutti si abbracciano idealmente a loro. La serata poi si conclude con dei dolci tipici bosniaci preparati da Mirna, Dalila ed Enida Causevic, un’altra donna bosniaca che abita a Varese e che ha aiutato per tutto il percorso.
Venerdì 5 aprile 2013 ore 18.30, alla Libreria Les Mots, via Carmagnola angolo via Pepe (mm2 Garibaldi uscita via Pepe), Anna Scavuzzo e Silvia Maraone, dialogando con Nicole Corritore (giornalista), ci raccontano: "Sarajevo, Bosnia Erzegovina. Un pezzetto della nostra Europa", Oltre edizioni. Sarajevo come non l’avete mai conosciuta.
“Da anni torniamo sulle strade che abbiamo attraversato prima, durante e dopo la guerra: lo abbiamo fatto insieme a persone diverse, che con noi hanno condiviso esperienze e incontri, insieme a tanti volontari oppure ad amici e amiche a cui abbiamo cercato di raccontare la nostra passione per un paese, la Bosnia Erzegovina, che ha in Sarajevo uno dei suoi gioielli, anche se non l’unico. Sentiamo la necessità di non essere sole in questo percorso: abbiamo scelto di farci accompagnare dalle parole di scrittori, fotografi, poeti, attrici e cantautori, oltre che giornalisti e volontari. Raccontiamo e lasciamo che altri ci raccontino ciò che hanno visto e capito di questi luoghi, pensando a chi si avvicina per la prima volta alla città di Sarajevo e attraverso essa alla storia recente dei Balcani. Che è anche la nostra storia di cittadini europei. Buon viaggio, sretan put”
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Un viaggio alla scoperta di Bosnia e Croazia sulle orme di Mir Sada-Pace ora, a vent'anni dalla storica marcia alla quale parteciparono 1500 pacifisti in rappresentanza di 20 paesi del mondo, partiti da Spalato il 2 agosto del 1993 e diretti a Sarajevo (dove non arrivarono mai per ripiegare su Mostar a causa dei pericoli causati dalla guerra).
A quella missione, lanciata dai Beati Cotruttori di Pace, parteciparono anche numerosi aclisti, tra cui Lorenzo Cantù, che ci lascia un bellissimo diario dalla sua partecipazione al viaggio (MIR SADA – Il diario di Lorenzo Cantù).
Oggi le Acli decidono di ripercorrere le orme di quei pacifisti per riscoprire far conoscere una terra ricca di storia e tradizione. 50 aclisti, tra cui 3 sindaci del milanese, partiranno il 25 aprile per un viaggio della durata di una settimana che li porterà a conoscere le città di Spalato, Dubrovnik, Medjugorje , Mostar, Sarajevo, Travnik, Bihac, i laghi di Plitvice e Abbazia. Piccole perle a due passi da noi ma troppo spesso (a torto) trascurate dai percorsi del turismo classico.
A Bihac il gruppo avrà anche occasione di visitare il progetto IPSIA Icei “Una valle rinasce”
Nell’ambito del progetto “Una valle rinasce”, finanziato dal MAE e con ICEI come capofila, prosegue la ormai consolidata collaborazione con l’istituto penitenziario di Bihać. Già nel 2012 IPSIA aveva contribuito alla creazione di una parcella di 0,2 ettari coltivati a mele nonché allo sviluppo di un laboratorio di funghicoltura. I detenuti sono stati anche coinvolti direttamente nella costruzione dei sostegni in cemento per il frutteto scolastico della scuola elementare/media di Sanica (una delle scuole incluse nel progetto “Una valle rinasce”).
Lo scorso mese sono state acquistate due serre 8x25m, le quali sono già installate e pronte ad entrare in funzione. Le serre sono comprensive di sistema di irrigazione e di tutta la componentistica necessaria per una produzione ottimale, la quale sarà orientata a colture orticole classiche che contribuiranno all’autosufficienza alimentare interna.
L’obiettivo principale è quello di fornire ai carcerati una formazione teorico-pratica di qualità nel settore della produzione agro-alimentare ed in tal modo offrire loro una concreta chance di reinserimento nella società attraverso il lavoro e l’acquisizione di nuove e specifiche professionalità. Queste attività sono ancora considerate “nuove” per gli istituti penitenziari bosniaci, i quali stanno faticosamente iniziando un lento cammino verso gli standard dell’Unione Europea, da sempre molto attenta sul tema delle carceri. In questo, anche grazie alla collaborazione con IPSIA, l’istituto di Bihać (un carcere di tipo “semi-aperto”, ovvero di minima sicurezza, con detenuti per crimini minori o in fase di estinzione della pena) si potrà mettere in luce come modello per altri enti analoghi.
Sono aperte le iscrizioni per i campi di volontariato all’estero organizzati per i mesi estivi da IPSIA.
100 circa i posti disponibili per il progetto “Terre e Libertà”, che prevede campi di animazione con bambini dai 5/6 anni fino ai 12/13 in diverse località in Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Israele/Palestina, Brasile e Mozambico.
Albania: area di Scutari nei villaggi di Sheldi e Rubik
Bosnia Erzegovina: cantone Una/Una nelle cittadine di Bihać (e dintorni), Bosanka Krupa (e dintorni) e Stolac
Kosovo: nelle cittadine di Prizren, Gjakovë/Djakovica e Dragash/Dragaš
Israele/Palestina: villaggio di Neve Shalom/Wahat al-Salam
Brasile: stato di Amazonas nei pressi della città di Maués
Mozambico: villaggio di Inhassoro
Prenderanno parte al progetto anche un gruppo scout, che si recheranno nella cittadina di Prizren in Kosovo, e alcuni giovani degli oratori milanesi che si recheranno a Stolac in Bosnia Erzegovina, che vivranno questa esperienza come servizio all’interno del percorso educativo annuale.
Particolare attenzione è anche rivolta al piccolo gruppo che a partire da fine giugno per 3 settimane, si recherà nel villaggio di Neve Shalom/Wahat al-Salam in Israele per dare inizio ad una collaborazione con i giovani del villaggio.
Destinatari di queste proposte “altamente formative” sono soprattutto i giovani.
L’età minima per partecipare è di 16 anni per i campi europei, mentre per i campi extra-europei si richiedono almeno 22 anni di età. I campi durano da due settimane a venti giorni. Le partenze sono previste a luglio e agosto. I costi sono a carico dei volontari. Le iscrizioni chiudono il 21 aprile per le destinazioni extra-europee, il 12 giugno per i campi nei Balcani.
IL PROGETTO
“Terre e Libertà” è un progetto nato nel 1998 per il recupero del trauma nei bambini della Ex Jugoslavia e si è poi ampliato ad altre realtà e altri Paese attraverso nuove modalità di azione nei quali è ancora presente.
L’animazione rivolta a bambini e ragazzi dagli 8 ai 16 anni rimane l’attività principale e permette di abbattere barriere linguistiche e culturali e condividere momenti di gioco, fantasia e creatività con bambini spesso abbandonati a se stessi.
I campi hanno alla base l’idea di un’esperienza di vita comunitaria e di azione volontaria che unisce persone di diversa provenienza, estrazione, cultura e religione. Grazie all’animazione giovanile ed alla conoscenza dei contesti tramite percorsi di turismo consapevole, rappresentano importanti opportunità di promozione della cittadinanza attiva e responsabile, dell’interdipendenza e della solidarietà.
È adatta a tutti coloro che desiderano approfondire le tematiche del conflitto e/o dello sviluppo e della cooperazione e vivere una prima e breve esperienza in uno dei Paesi in cui IPSIA è presente. Si rivolge in modo particolare a giovani interessati a sperimentarsi, a cambiare, a conoscere realtà diverse e ad impegnarsi, con l’idea che la partecipazione di ognuno è in grado di incidere nel cambiare questo mondo in meglio.
Informazioni dettagliate su www.terreliberta.org