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Anche quest'anno, nell'ambito della manifestazione Terra Futura (www.terrafutura.it), che giunge alla sua 10° edizione, la Campagna ZeroZeroCinque sarà presente con un evento: La Tassa sulle Transazioni Finanziarie e i Mercati Finanziari in Europa

L'incontro di tiene sabato 18 MAGGIO ore 17,30 presso lo stand CISL a Terra Futura Firenze Fortezza da Basso

Si confrontano:
Leonardo Becchetti – Portavoce Campagna ZeroZeroCinque
Leonardo Domenici – Deputato Parlamento Europeo
Gianni Pittella – Vicepresidente del Parlamento Europeo

Conclusioni a cura di Giacinto Palladino – Segretario nazionale Fiba Cisl
Modera Nino Amadore – giornalista del Sole24Ore

Evento promosso dalla Campagna ZeroZeroCinque

Terra Futura, che giunge alla sua 10° edizione, è una mostra-convegno unica nel suo genere che riunisce ogni anno le migliori energie e proposte della società civile, delle istituzioni e delle imprese impegnate nella costruzione di un futuro sostenibile e più equo per tutti. Un network formato da persone, reti, progetti, idee e investimenti che da anni lavora per una nuova governance globale, una “terra futura” rispettosa dell’ambiente e dei suoi abitanti e un sistema sociale ed economico più giusto.

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Pubblicato in APPUNTAMENTI

Nel momento in cui sta per abbattersi sul nostro paese il ciclone di una nuova patrimoniale mascherata (la Tares) che assieme ad Imu, Irpef ed Ires gli italiani onesti saranno chiamati a pagare tra maggio e settembre caricandosi sulle spalle anche il peso degli evasori, le liste degli italiani con patrimoni nei paradisi fiscali uscite in questi giorni sui giornali sono particolarmente insopportabili all’opinione pubblica.

Evasione ed elusione sono una piaga non solo del nostro paese ma mondiale. Un recente rapporto OCSE ha ricordato che le imprese che superano una certa dimensione e riescono ad aprire sedi in paradisi fiscali pagano una percentuale di tasse molto inferiore (5 percento contro il 30 percento) rispetto a quelle che non lo fanno denunciando in modo aperto il problema.

Se è vero che le istituzioni internazionali si occupano non da oggi del problema (si pensi all’azione del GAFI la task force antiriciclaggio dell’OCSE) la realtà e che gli interventi sono stati fino ad oggi blandi ed asimmetrici perché si è voluto ignorare che il problema non è soltanto quello dei paradisi fiscali in remote isole tropicali ma anche dei paradisi fiscali domestici che alcuni dei maggiori paesi industrializzati hanno al loro interno e non vogliono chiudere. Inoltre il fenomeno della responsabilità sociale d’impresa che è un’importante apertura delle imprese profit alla sostenibilità sociale ed ambientale sollecitata dalla pressione di imprese pioniere e cittadini responsabili che votano col portafoglio si guarda bene fino ad ora dall’inserire all’interno dei criteri di corporate social responsibility il problema dell’equità fiscale considerando come negativa la presenza di sedi delle imprese in paradisi fiscali dove non svolgono la loro attività caratteristica.

E’ vero come diceva paradossalmente Padoa Schioppa che pagare le tasse dovrebbe essere bello se si ha un po’ di senso civico ed amore per questo paese. Oltre che un minimo di comprensione del fatto che molti dei beni pubblici che riceviamo gratuitamente dallo stato sono finanziati dal prelievo fiscale. Ma lo diventa un po’ meno sapendo che non tutti pagano le tasse.

In un periodo come questo diventa pertanto oltremodo urgente riuscire a realizzare il sogno di “pagare meno pagare tutti”. La cosa più importante è che ciò è tecnicamente possibile. E’ possibile azzerare l’evasione fiscale e destinare le somme raccolte ad una riduzione della pressione fiscale spalmata su tutti che potrebbe portare ad una riduzione del gettito complessivo tra il 20 e il 30 percento. L’evasione fiscale è dunque il vero tesoretto che abbiamo a disposizione per ridare ossigeno al nostro paese (e non la pur importante riduzione dei costi della politica da cui si possono ricavare solo pochi spiccioli). Per raggiungere questo obiettivo basterebbe fare tre cose molto semplici: i) abolire il contante (il governo tecnico aveva coraggiosamente proposto una soglia a 50 euro ma è poi tornato indietro attestandosi sul limite inefficace di 1000 euro);  ii) trasformare l’IVA in una tassa sui prelievi al bancomat; iii) abolire i paradisi fiscali.

Come campagna 005 abbiamo da tempo indicato nella lotta ai paradisi fiscali una delle direzioni fondamentali d’impegno. Il compito futuro della campagna sarà dunque quello di affiancare questo obiettivo a quello della tassa sulle transazioni finanziarie e della riforma degli intermediari creditiziaffinchè sia uno strumento al servizio della società e dell’economia reale (appoggiando in questo le proposte di separazione tra banca commerciale e banca d‘affari in discussione in diversi paesi).

Continuiamo ad essere convinti che la radice dei problemi che stiamo vivendo sta nel non corretto funzionamento dei mercati finanziari e che su questo dobbiamo concentrare le nostre energie. Purtroppo si tratta di temi complessi e che sembrano sfuggire al nostro controllo. Ma è su questi e non sul salario dei nostri politici che si gioca il nostro futuro. C’è bisogno di molta più informazione, consapevolezza, impegno e mobilitazione dell’opinione pubblica su queste questioni urgenti.  E’ questa l’importante ragion d’essere della nostra campagna ed è su questo che concentreremo le forze nel prossimo futuro.

A questo link potete trovare un approfondimento riguardo ai paradisi fiscali redatto da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus

http://www.zerozerocinque.it/index.php?option=com_content&view=article&id=304:paradisi-ed-equita-fiscali-limpegno-della-campagna-zerozerocinque

Venerdì 15 Febbraio 2013 16:45

TTF, arriva la direttiva europea

Il testo di direttiva europea sulla Tassa sulle Transazioni Finanziarie costituisce uno sviluppo positivo anche per l'Italia, ma la Campagna ZeroZeroCinque avverte che occorre tenere alta l'attenzione e vigilare sulle trattative per la definizione finale del testo e sul suo futuro recepimento e in tempi brevi.

Roma_14/02/2013: È stata presentata questa mattina a Bruxelles la direttiva europea per una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) per gli 11 Paesi membri che hanno aderito al meccanismo della cooperazione rafforzata (Germania, Francia, Austria, Belgio, Portogallo, Slovenia, Grecia, Slovacchia, Estonia, Spagna e Italia).

La Commissione Europea sottolinea che la misura mira a mettere a punto un'imposta comune riservata alle transazioni finanziarie il cui obiettivo principale è far partecipare in modo giusto il mondo della finanza ai costi della crisi ed evitare la frammentazione dei mercati interni nelle transazioni finanziarie.

La campagna ZeroZeroCinque accoglie con favore la proposta della Commissione Europea, sottolineando che la stessa presenta alcuni elementi importanti per una corretta applicazione della TTF, tra cui l'inclusione del “principio di emissione” dei titoli oggetti di tassazione che aggiunto al “principio di residenza” di chi effettua la transizione, evita il rischio di fuga di capitali e l'inefficacia di un'applicazione della norma applicata ad un ristretto numero di Stati.

Inoltre la proposta europea prevede poche esenzioni ed include, a differenza di quanto stabilito in Italia, l'applicazione della TTF anche ai fondi pensione, la cui applicazione della tassa ne permette una stabilizzazione nel lungo periodo tutelandoli da attività speculative a breve termine.1

Gran parte del mondo bancario e finanziario ha perso di vista il proprio scopo sociale, trasformandosi da un mezzo al servizio dell'economia e dell'insieme della società in un fine in stesso per fare soldi dai soldi. La finanza deve essere parte della soluzione, non del problema afferma Andrea Baranes, portavoce della campagna ZeroZeroCinque - “La direttiva presentata questa mattina rappresenta un altro passo in avanti verso una regolamentazione della finanza a livello europeo. La stessa direttiva risulta migliore della proposta di TTF italiana, istituita nella Legge di Stabilità del gennaio 2012. Occorre prestare però la massima attenzione per evitare che le lobby finanziarie possano fare pressioni verso modifiche peggiorative e vigilare sull'Italia affinchè si adegui in tempi brevi alla direttiva europea conclude Baranes

Contatti: info@zerozerocinque.it; cell. 3666274363

La Campagna ZeroZeroCinque fa parte di un’ampia coalizione internazionale; in Italia è promossa dalle seguenti organizzazioni della società civile:
Acli, ActionAid Italia, Adiconsum, Adiconsum Basilicata, Amref, Arci, Attac, Associazione di Comunità, Associazione Monastero del Bene Comune, Azione Cattolica, Banca Popolare Etica, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Cgil, CINI - Coordinamento Italiano Network Internazionali, CISP, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Cisl, Cittadinanzattiva, Consorzio Città dell’Altra Economia, Consorzio Sociale Goel, COOPI, Cuamm, CVX Italia, Daquialà, Dokita, Economia Alternativa, Equociquà, Fa’ la cosa giusta, Fair, Fiba Cisl, Flare, FOCSIV – Volontari nel mondo, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Gcap - Coalizione Italiana Contro la Povertà, La Rondine, Legambiente, Lega Missionaria Studenti, Libertà e Giustizia, Lunaria, Mani Tese, Mag4 Piemonte, Mag Verona, Microdanisma, Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, Oxfam Italia, Reorient, RTM – Reggio Terzo Mondo, Save the Children, Sbilanciamoci, Social Watch Italia, UIL, Un ponte per, Volontari Terzo Mondo – Magis, WWF Italia

www.zerozerocinque.it

1 Si veda la recente pubblicazioneNo Exemption. The Financial Transaction Tax and Pensions Fundshttp://www.sustainablefinancialmarkets.net/wp-content/uploads/2012/12/No_Exemption.pdf



Riepiloghiamo gli eventi per capire come siamo arrivati in Italia ad introdurre una Tassa sulle Transazioni Finanziarie, o più comunemente (ma impropriamente) detta Tobin Tax.

Il 28 settembre 2011 la Commissione presenta al Consiglio una proposta di direttiva riguardante “un sistema comune di tassazione delle transazioni finanziarie” (TTF o FTT). Secondo la Commissione europea, una FTT potrebbe disincentivare l’assunzione di rischi troppo elevati da parte degli operatori e, quindi, moderare il rischio sistemico.

La proposta della Commissione prevede che ciascuno Stato membro introduca una imposta sulle operazioni finanziarie pari ad almeno lo 0,1 per cento del controvalore scambiato per le operazioni finanziarie a pronti e ad almeno lo 0,01 per cento del valore nozionale per le operazioni in derivati. L’imposta si applica agli scambi in cui almeno una delle controparti (ossia il committente finale) sia stabilita in uno Stato membro e sia coinvolto un ente finanziario che ha sede nell’Unione; per quanto riguarda il prelievo la proposta europea non prevede una differenziazione delle aliquote in funzione del grado di regolamentazione del mercato in cui avviene lo scambio.

Per opposizione di alcuni membri della UE, la proposta della Commissione non ha fatto passi in avanti per l’introduzione della TTF nei 27 Stati membri dell’Unione.  Pertanto, su forte spinta e determinazione di alcuni stati europei  (Germania e Francia in primis), a giugno 2012 in occasione del Consiglio Ecofin e del vertice dei Capi di Stato e di Governo si è cominciata a fare strada la proposta di andare avanti attraverso la cooperazione rafforzata, permettendo così di introdurre la TTF solo in alcuni degli Stati dell’UE. Nella successiva riunione Ecofin del 9 ottobre 2012, ben 11 Stati membri (Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna), si dichiarano pronti a procedere alla cooperazione rafforzata in materia.

Con un’inaspettata tempestività, il 16 ottobre 2012, il Governo italiano ha inserito nel disegno di legge “Stabilità 2013” un’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie (TTF) pari allo 0,05%. Sulla base delle analisi delle transazioni del 2011, il Governo ha infatti stimato che l’istituzione di questa imposta produrrà gettito annuo di 1.088 milioni di euro.

Soldi che potranno essere utilizzati per contrastare la povertà in Italia e nel mondo? Purtroppo il Disegno di Legge  non contiene nessun riferimento alla destinazione del gettito.

Il testo definitivo della Legge di Stabilità, modificata dallo stesso governo e approvata dal Parlamento, è ancora più deludente. Innanzitutto, i derivati vengono esonerati dall’applicazione della TTF, salvo quelli sulle azioni, che in Italia rappresentano solo il 2,7% di tutti i derivati che non figurano nei listini di borsa. Con questa clausola, non solo vengono meno gli intenti principali del legislatore, cioè frenare la speculazione finanziaria, ma viene anche ridotta di fatto la base imponibile, sebbene una variazione nelle aliquote ha cercato di fare da contraccolpo per garantire comunque le entrate di cui il Governo ha bisogno per la copertura di bilancio.

La tassa inoltre non aiuta ad arginare il fenomeno dell’high frequency trading, ossia le operazioni più altamente speculative, ed è stata introdotta l’esenzione dei fondi pensione, lasciandoli soggetti alle attività speculative a breve termine.

Uno degli elementi invariati invece è la destinazione del gettito: non è prevista alcuna destinazione specifica per obiettivi di utilità pubblica. I proventi - probabilmente - della TTF saranno quindi semplicemente imputati come risorsa aggiuntiva a copertura di bilancio.

Per una volta avevamo sperato che l’Italia fosse capofila di un cambio di rotta e invece la normativa che regola la tassa sulle transazioni finanziarie rappresenta solo una goccia nell’oceano di quelle riforme necessarie per riportare la finanza al servizio dell’economia reale.

Da parte sua l’Europa il 22 gennaio 2012 ha autorizzato formalmente l’avvio della cooperazione rafforzata dando così il via libera all’introduzione della TTF negli undici paesi europei. Forse collaborando alla definizione della tassa europea con i nostri vicini di casa virtuosi potremo tornare sui nostri passi ed attuare una VERA Tassa sulle Transazioni Finanziarie sia a livello nazionale sia a livello europeo? Noi ci speriamo!

http://www.zerozerocinque.it/index.php?option=com_content&view=article&id=294&catid=1&Itemid=108

Si è svolta nella mattinata di martedì 22 gennaio a Lussemburgo la riunione del Consiglio Ecofin dell'Unione Europea con all'ordine del giorno la discussione circa l'introduzione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie attraverso il meccanismo della cooperazione rafforzata.

La Campagna ZeroZeroCinque esprime soddisfazione per il voto favorevole dei ministri delle Finanze europei che hanno così autorizzato l’avvio della procedura di cooperazione rafforzata che introdurrà la TFF negli undici paesi europei aderenti (Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna).

"Il voto di oggi rappresenta un chiaro messaggio politico; le maggiori economie dell'area euro sono pronte a chiedere al settore finanziario di pagare per i danni che ha provocato. È’ un esempio che il resto d'Europa e del mondo dovrebbero seguiresottolinea Andrea Baranes portavoce della Campagna ZeroZeroCinqueUna corretta Tassa sulle Transazioni Finanziarie rappresenta un primo passo per contribuire ad arginare gli effetti del casinò finanziario, riportando la finanza al servizio dell'economia reale e delle persone e contribuendo a ridurre le disuguaglianze sociali” aggiunge Baranes. “Riteniamo inoltre questo voto significativo anche per rafforzare la TTF in Italia, che sebbene sia stato un importante segnale dell'Italia all'Europa, presenta ancora dei “buchi” normativi che devono essere assolutamente rivisti e colmati per una efficace implementazione della tassa ” conclude Baranes.

Una Tassa sulle Transazioni Finanziarie applicata negli 11 Paesi europei produrrebbe un gettito di 37 mld di euro (1). La Campagna ZeroZeroCinque ribadisce l’importanza di una giusta destinazione del gettito della TTF. Oltre alla spesa sociale domestica per alleviare le conseguenze della crisi economica in Europa, una parte significativa della TTF deve essere utilizzata per la lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo e per misure di contrasto al cambiamento climatico.

(1) Stima dell'Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW)

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http://www.zerozerocinque.it

La Campagna ZeroZeroCinque:  per la prima volta in Italia viene introdotta una tassa sulle transazioni finanziarie ma questa norma non può bastare per contrastare efficacemente la speculazione finanziaria e la finanza casinò.

Con l’approvazione della legge di stabilità, arriva l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie, ma con la nuova formulazione “minimalista” presentata dal Governo in corso di dibattito parlamentare, che ha chiaramente ceduto alle  pressanti richieste delle lobby finanziarie, tese a ridurre l'efficacia di applicazione di questa tassa. Il tutto è avvenuto nel giro di  poche ore, complice la frenetica accelerazione del dibattito parlamentare di fronte a un Governo dimissionario, che ha annullato di fatto quell'opportuno confronto parlamentare richiesto dalla Campagna ZeroZeroCinque, sostenuta da oltre 50 organizzazioni della società civile (sindacati, ong, associazioni di cittadini).

La TTF è stata presentata dal premier Monti come una tassa anti-speculazione, ma guardando nel dettaglio le norme adottate, si notano molti rilevanti limiti.

- La tassa - si legge  - sarà applicata al “valore del saldo netto delle transazioni regolate giornalmente, relative al medesimo strumento finanziario e concluse nella stessa giornata operativa da un medesimo soggetto, ovvero il corrispettivo versato”.  Questa norma non aiuta ad arginare il fenomeno dell’high frequency trading, ossia le operazioni più altamente speculative: la tassa deve applicarsi alla singola operazione e non al saldo netto di fine giornata come previsto nell’attuale normativa.

- Risulta inopportuna la prevista esenzione dei fondi pensione. Al contrario, l’applicazione della tassa a questi fondi ne avrebbe permesso una stabilizzazione nel lungo periodo tutelandoli da attività speculative a breve termine (1). I fondi pensione i gestori hanno un conflitto d’interesse che li porta a fare troppe transazioni e la stessa UE nelle sue simulazioni ritiene non valida l’idea di esentare i fondi pensione.

- La normativa attuale ha di fatto esonerato i derivati dall'applicazione della TTF, relegandola ai soli derivati su azioni che rappresentano in Italia solo il 2,7% di tutti i derivati OTC (dati Bankitalia – giugno 2012) (2). Questo implica che non si frenano alcuni degli strumenti più speculativi, e si riduce di fatto la base imponibile della TTF. Inoltre, prevedere un ammontare fisso della tassa per gli scaglioni più alti di certo avvantaggia i grandi operatori.

E il gettito di questa TTF? Andrea Baranes, portavoce della Campagna ZeroZeroCinque, spiega che “non è stata prevista alcuna destinazione specifica del gettito ad obiettivi di utilità pubblica, la TTF è stata chiaramente voluta come risorsa aggiuntiva a copertura di bilancio. Come  Campagna chiediamo invece  che il gettito sia vincolato alla promozione di  politiche per il welfare, per la cooperazione internazionale e  per la lotta ai cambiamenti climatici. Tanto deve essere ancora fatto – conclude Baranes - sia per migliorare la TTF sia in termini di altre misure necessarie (dalla trasparenza sui mercati alla chiusura dei paradisi fiscali, alla separazione tra banche commerciali e banche d'affari a molte altre misure) per chiudere il gigantesco casinò-finanziario che ci ha trascinato nell'attuale crisi. Solo così potremo realmente combattere la speculazione finanziaria e riportare la finanza al servizio dell'economia reale e delle persone e non il contrario come avviene oggi”.

Sulle questioni aperte la Campagna ZeroZeroCinque , in quanto coalizione di associazioni di cittadini che rappresentano un gran numero di utenti, consumatori e investitori, chiede  impegni concreti a candidati  e forze politiche già a partire dalla prossima campagna elettorale.

Contatti: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; cell.  3666274363

NOTE:

(1) Si veda la recente pubblicazione “No Exemption. The Financial Transaction Tax and Pensions Funds”http://www.sustainablefinancialmarkets.net/wp-content/uploads/2012/12/No_Exemption.pdf

(2) http://www.bancaditalia.it/media/comsta/2012/Comunicato-OTC-30-giu-12.pdf

I voti parlano chiaro: 533 sì, 91 no, 32 astenuti. La maggioranza dei voti a favore di una TTF nel Parlamento Europeo è nettissima e ben riflette l’opinione dei cittadini europei che da anni stanno chiedendo l’introduzione di questa tassa come primo passo importante per regolamentare la finanza fuori controllo e riportarla al servizio dell’economia reale.

La Campagna ZeroZeroCinque accoglie positivamente questo ulteriore sostegno del Parlamento Europeo che oggi con questo voto ha espresso il proprio parere positivo per procedere con la cooperazione rafforzata, ovvero con l’introduzione della TTF in 11 Stati Membri dell’UE, tra i quali anche l’Italia.

La TTF applicata agli 11 Stati avrebbe la capacità di generare un gettito di circa 37 miliardi di euro secondo le stime fatte dall'Istituto tedesco di ricerche economiche (DIW). Oltre a generare risorse aggiuntive estremamente necessarie per la spesa sociale in Europa, la TTF potrebbe aiutare a superare quell'ingiustizia per cui milioni di famiglie povere nei Paesi in via di sviluppo stanno ora soffrendo le conseguenze di una crisi economica di cui non sono responsabili e potrebbe anche permettere di finanziare il Fondo Verde sul Clima che ad oggi non ha ancora risorse.

Un ulteriore passo in avanti nella giusta direzione.

Fonte: http://www.zerozerocinque.it/

L’Italia si sta finalmente dotando di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF). Ma la buona notizia è messa fortemente a rischio dall’impianto normativo attualmente in discussione al Senato e dal dibattito sviluppatosi in queste settimane che rischia di disattendere quelli che sono gli obiettivi ispiratori della TTF.

Come organizzazioni promotrici della Campagna ZeroZeroCinque ci appelliamo al Governo e ai parlamentari affinché il testo legislativo possa contemplare i seguenti punti che riteniamo irrinunciabili per promuovere una tassa efficace nel frenare la speculazione e una tassa equa nella destinazione d’uso delle risorse che genera.

Contrastare l’high frequency trading tassando ogni singola operazione

Il commercio di titoli ad alta frequenza esaspera l’instabilità dei mercati pertanto è importante assicurare che la tassa si applichi a ciascuna operazione e non solo ai saldi di fine giornata. La tassa deve penalizzare in misura superiore proprio quei comportamenti maggiormente speculativi ovvero il trading ad alta frequenza.

Tassare secondo il criterio di residenza delle controparti e di nazionalità del titolo

Quando si applica la tassa in un solo paese è fondamentale farlo seguendo anche il criterio di nazionalità del titolo (non si diventa proprietari del titolo se non si paga l’imposta di bollo) così da stabilizzare il mercato interno, spostare gli operatori più speculativi su altri mercati e limitare l’elusione della tassa attraverso il cambio di residenza degli intermediari stessi.

Applicare la tassa alla più ampia base imponibile includendo tutti gli strumenti derivati

Il mercato dei derivati non regolamentati (OTC) in Italia è passato, tra il 2000 e il 2009, da 1.400 a oltre 10.000 miliardi di dollari. Una crescita del 642% in un decennio. Nello stesso periodo il PIL è aumentato del 26%. A cosa è dovuta questa crescita abnorme? Tutte operazioni di copertura di un rischio o lo sviluppo di un gigantesco mercato speculativo? E’ possibile costruire meccanismi che differenzino il trattamento di derivati usati per copertura assicurativa e derivati comprati e venduti per movente puramente speculativo. Nel primo caso il derivato non è “nudo”: c’è un’operazione su un’attività sottostante e il derivato ne assicura il rischio. Inoltre la posizione è tenuta in portafoglio per molto tempo ed aggiustata solo a scadenze non particolarmente frequenti. Nel caso invece di “giocatori fai da te” o di operazioni speculative realizzate da operatori istituzionali queste operazioni sono di solito aperte e chiuse in brevi lassi di tempo. E’ possibile costruire sistemi di tassazione differenziata che tengano conto della durata della posizione aperta e della presenza o meno di sottostante.

Contrastare il fenomeno del layering

Significa disincentivare le distorsioni che provocano sul mercato quegli operatori che lanciano una grande quantità di ordini che poi non eseguono solo per indirizzare nel senso voluto le scelte degli altri operatori. E’ possibile farlo tassando di più chi ha un rapporto troppo elevato tra ordini impostati e ordini eseguiti.

Destinare il gettito al welfare, alla cooperazione allo sviluppo e all’emergenza climatica

Ridistribuire le risorse a coloro che in Italia e nel mondo stanno soffrendo in maniera più drammatica gli effetti di una crisi di cui non hanno alcuna responsabilità diretta è una misura di giustizia sociale che non può essere disattesa.

Pubblicato in EDITORIALI

Verrà presentato a Treviso il 24 novembre alle 15,30, presso la sede delle Acli di Treviso, "L’indice della Fame 2012", rapporto curato da un gruppo di ong della rete Link 2007, ong italiane ed europee, che evidenzia tra le raccomandazioni strategiche la creazione di sistema di protezione sociale e di sostegno al reddito come una delle condizioni per mitigare gli effetti delle ripetute crisi alimentari e creare un cuscinetto contro crisi future. L'incontro è promosso da Acli nazionali (delega Cooperazione), Acli provinciali di Treviso, IPSIA e IPSIA Treviso.

L’uso insostenibile delle terre, dell’acqua e dell’energia sta minacciando la sicurezza alimentare dei più poveri e più vulnerabili: la situazione alimentare del pianeta non migliora, anzi peggiora - soprattutto nell’Africa sub sahariana - e sono aumentate ad oltre 2 miliardi le persone sottonutrite nel mondo.

Il rapporto ci aiuta a comprendere come la prospettiva di un mondo sempre più affamato non sia affatto ineluttabile e che sono già ampiamente disponibili strategie in grado di conciliare produttività e consumo sostenibile delle risorse anche in un contesto di cambiamento climatico.

PROGRAMMA DELL’INCONTRO

SALUTO E INTRODUZIONE LAVORI
Andrea Citron
, presidente provinciale Acli Treviso

RELAZIONE DI APERTURA
“La fame nel mondo è uno nostro problema?”
Paola Villa
, presidente Ipsia e responsabile Cooperazione internazionale Acli nazionali

PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO
“Indice sulla fame nel mondo 2012”
Stefano Piziali
, responsabile Policy del Cesvi

Riflessioni di Emanuela Citterio, coordinatrice della campagna “Sulla fame non si specula”

IL RUOLO DELLE ACLI DI FRONTE A QUESTA SFIDA MONDIALE
Gianluca Budano
, presidenza nazionale Acli con delega al Welfare
Stefano Tassinari
, presidenza nazionale Acli con delega al Lavoro

Modera l’incontro Mauro Montalbetti, vicepresidente Ipsia

PER INFORMAZIONI
Ipsia Treviso, viale della Repubblica 193/A – 31100 Treviso
Tel 0422 56340 – fax 0422 544276 mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.aclitreviso.it

http://www.aclitreviso.it/notizie-acli-treviso/506-indice-sulla-fame-nel-mondo-2012.html

Pubblicato in APPUNTAMENTI

Il Forum sulla cooperazione internazionale svoltosi a Milano i primi di ottobre e fortemente voluto dal Ministro Riccardi porta un segnale di discontinuità, con l’augurio che sia anche l’inizio di una sostanziale svolta politica e di investimenti dopo che nel corso di questi ultimi anni ci siamo trovati di fronte alla sua sostanziale scomparsa, rimasto, per volontà politica, progressivamente senza finanziamenti.

Di fatto, la presenza di un aiuto pubblico allo sviluppo come parte della politica estera di un paese o di un sistema di paesi è essenziale per rendere quegli interventi coordinati e portatori di istanze pubbliche a favore del bene comune del paese beneficiario, per evitare l’impressione (a volte malevola a volta no) che soprattutto in alcune aree, dietro grandi donors, si nascondano vasti interessi privati.

Rimango convinto, ad esempio rispetto al tema della sovranità alimentare, che coprire il fabbisogno interno e permettere ai prodotti dei paesi in via di sviluppo di accedere al mercato del paesi ricchi rimangono due asset fondamentali, più di ogni altro tipo di intervento d’aiuto.
Ma solo precise scelte ed un cambiamento dell’indirizzo politico economico e finanziario fin qui perseguito potranno contribuire a risolvere il problema.

Infatti il settore agro industriale ha attraversato, in questi anni, profonde trasformazioni le cui principali direttrici sono state:
1) la formazione di estesi monopoli e oligopoli in settori primari (sementi, mercato alimenti di base, distribuzione dei prodotti alimentari);
2) l'estesa industrializzazione del comparto agricolo;
3) l’acquisto su larga scala e gestione diretta di terreni per mano di corporation strettamente legate a quelle che controllano il mercato degli alimenti di base;
4) la conversione di milioni di ettari a produzioni estensive tecnologicamente avanzate, con una quota crescente di Ogm.

Tutto ciò anche grazie al massiccio e diretto sostegno del sistema finanziario.

Nonostante questo la situazione alimentare del pianete non è migliorata, anzi è peggiorata soprattutto nell’Africa subsahariana e sono aumentate ad oltre 2 miliardi le persone sottonutrite.
Non solo ma, tutti gli indicatori e le ricerche convergano nel segnalare che la vera componente incontrollabile tra le varie cause della volatilità dei prezzi nel settore (e quindi della crisi alimentare e della fame) è la speculazione finanziaria. Speculazione finanziaria che oggi, come un boomerang, colpisce il mondo che l’ha generata.

Ad agosto 2009, il Fondo monetario internazionale aveva stimato che la somma che in complesso dovranno impegnare i paesi occidentali per salvare le loro istituzioni finanziarie, in specie tramite la Bce e la Fed, nonché diversi paesi in via di sviluppo, ammonterà entro il 2011, tra i 12 ai 15  trilioni di dollari.
Le stime della distruzione di ricchezza prodotta dalla crisi variano tra 25-28 trilioni di dollari (Oxford Economics), cioè la metà del pil del mondo 2007, a 100 trilioni, 1,8 volte il pil mondiale.
Da parte sua la somma totale delle cancellazioni di attivi dal bilancio delle banche americane ed europee corrisponde, da sola, a 37 anni di aiuto allo sviluppo dei paesi poveri, stando ai capitali erogati dai paesi Ocse nel 2008.

Ora, non c’è dubbio che siamo nel cuore della più grave crisi sistemica della struttura economica e finanziaria del mondo occidentale dal 1929.

Ma questo è il costo, il risultato, delle scelte economiche ed istituzionali improntate al neoliberismo economico o al mercatismo che hanno governato progressivamente dalla fine degli anni '80 le principali economie del mondo e le istituzioni finanziarie internazionali.
E’ un tema dirompente, sul quale si divide il mondo scientifico, quello accademico, quello economico, tra gli ottimisti che vedono la salvifica soluzione nel progresso tecnologico e i pessimisti che, forti delle esperienze passate e anche recenti, cercano di sposare progresso a compatibilità.

L’indice della Fame  2012, che verrà presentato a Treviso nel corso di un iniziativa organizzata da IPSIA il 24 novembre presso la sede delle Acli di Treviso, è un rapporto curato da un gruppo di  ong della rete Link 2007, ong italiane ed europee, che evidenzia tra le raccomandazioni strategiche la creazione di sistema di protezione sociale e di sostegno al reddito come una delle condizioni per mitigare gli effetti delle ripetute crisi alimentari e creare un cuscinetto contro crisi future.

Le proposte di riforme  avanzate dalla società civile ci sono e sono realistiche: nuove regolamentazioni, riduzione del uso dei derivati, limitare la cartolizzazione dei crediti, soprattutto nel sistema agro industriale, e anche  permettere ai paesi deboli del sud del mondo, in alcune situazioni specifiche, di proteggere le loro economie dal peso di una concorrenza devastante.

Il senso politico ultimo dell’approvazione della cosiddetta Tobin Tax (tassa sulla transazione finanziarie) alla riunione Ecofin del 9 ottobre è questo: mettere un cuneo e un limite allo strapotere dei mercati finanziari.

Finisce il mito dell’autoregolamentazione dei mercati e torna il peso e il ruolo della politica e della governace della globalizzazione.

Proprio in Europa, a Londra, 70 anni fa nel 1942 nel pieno del secondo conflitto mondiale, veniva presentato al Governo britannico il cosiddetto Rapporto  Beveridge che, insieme alla relazione su “L’impiego integrale del lavoro in una società libera”, diede vita alle esperienze dello stato sociale moderno, estesosi poi in tutto il continente europeo.
Un sistema universale di assicurazioni sociale e sanitaria e di politiche economiche di crescita,
sotto un paradigma culturale che raccoglieva le elaborazioni più avanzate del pensiero economico, sociologico e politico europeo socialista, liberaldemocratico e del personalismo cristiano.
Diritti di cittadinanza, diritti sociali, politiche attive che hanno fornito un sistema in grado di accrescere il benessere, eliminare le  sacche di sottosviluppo e di fame presenti ancora in alcuni stati europei, regolare il libero mercato e la finanza, anche con politiche e azioni positive.
Quel rapporto aveva nel suo frontespizio una citazione tratta da un brano di un libro della scrittrice Emily Bronte: La miseria genera odio; citazione che colpisce ancora per la sua stringente attualità e che condensa il senso ultimo lo scopo e la forza morale delle proposte lì contenute.

Nessun oggi può pensare di riproporre quella politica di spesa e non è riproducibile quel sistema di relazioni industriali, ma penso che vada ripresa con coraggio la grande lezione teorica e morale di Beveridge e  Keynes, perché la forza di quella esperienza stava nell’idea di  compromesso che aveva dietro di se: il compromesso tra capitale e lavoro, tra stato e mercato, tra democrazia e libertà individuali, tra diritti economici e sociali, e se abbiamo il coraggio di liberaci da alcuni dogmi, può e deve essere una fonte di ispirazione anche per quel nuovo modello di governance dell’economia,  per le riforme e le innovazioni politiche di cui abbiamo bisogno.

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