Durante gli ultimi vent’anni l’Albania ha cambiato notevolmente il corso della sua storia, passando dagli emblematici sbarchi dei suoi cittadini sulla costa pugliese tra Bari e Brindisi all’adesione alla NATO nel 2009, connotata da un ruolo equilibrato nei confronti degli altri Paesi dell’area balcanica, apprezzato dalla Comunità Internazionale in generale ma soprattutto da Bruxelles. Nel 2010 è stato inoltre ratificato un accordo strategico tra l’Italia e l’Albania, a suggello degli ottimi rapporti bilaterali tra i due Paesi. Il traguardo dell’adesione all’Unione Europea rimane per Tirana l’obiettivo prioritario, ma il cammino per raggiungerla è ancora irto di ostacoli, dovuti soprattutto all’incapacità dei leader politici locali, sia al Governo che all’opposizione, di trovare un modus operandi che permetta il processo di riforme istituzionali necessarie per il proseguo del percorso dell’Albania verso la UE. L’Albania sta pagando pesantemente una politica interna, basata su estreme contrapposizioni tra i due principali schieramenti politici, accentuatesi soprattutto negli ultimi anni. Il piano delle riforme indicate dalla Commissione Europea, che si basa su 12 key priorities, segnalate nel rapporto del 2010, sono principalmente la modifica della legge elettorale, la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, la lotta al crimine organizzato, procedure anticorruzione, diritti di proprietà, tutela dei diritti umani, ambiti nei quali, sino ad oggi, non sono stati fatti progressi significativi. Il Premier Berisha si è comunque impegnato lo scorso marzo con la Commissione Europea, a presentare un Piano d’Azione per definire i tempi per apportare le necessarie riforme chieste da Bruxelles. La cooperazione economica tra i due Paesi riserva invece delle anomalie: l’Italia mantiene infatti una posizione predominante rispetto agli altri partner europei in termini di scambi commerciali, primeggiando sia nelle importazioni che nelle esportazioni, con un numero cospicuo di imprese italiane registrate in loco (quasi 400 PMI) ma ad oggi non si intravede l’avvento di nessuna importante operazione di lungo periodo nei settori strategici. Le motivazioni risiedono in parte nella crisi economica che negli ultimi anni ha interessato tutta l’Europa, e in parte in una oggettiva carenza nella legislazione e regolamentazione delle procedure amministrative di Tirana, che ostacolano le aziende nostrane nel portare a termine progetti soprattutto in campo energetico. Di contro, i nostri imprenditori e il sistema Paese in generale, probabilmente non sono riusciti negli anni a trovare una giusto approccio per tali operazioni in loco. Gli ambiti strategici principali per il nostro Paese in Albania sono l’energia, l’Albania tra l’altro e’ sprovvista di una rete di distribuzione di gas; le infrastrutture, va infatti ampiamente migliorato il trasporto sia su rotaia che su strada e in particolare la difesa, ove Tirana necessita di mezzi e tecnologie marittime ed aereo-spaziali, ivi compreso l’ammodernamento dell’aeroporto di Tirana. Di iniziative da realizzare quindi ce ne sarebbero, ma al momento per i due Paesi pare non ci sia una strategia bilanciata per collaborazioni di medio e lungo termine.
La pressione da parte dell’UE sull’Albania si è accentuata maggiormente con l’importante visita a Tirana del Commissario Europeo per l’Allargamento, Stefan Fuele, che al termine della sua missione ha lasciato trapelare un velato ottimismo sul riconoscimento dello status di Paese candidato per l’antica patria degli Illiri.
I rapporti bilaterali tra Italia e l’Albania si fondano su radici culturali secolari comuni e la vicinanza e il posizionamento geografico rendono entrambi i Paesi strategici l’uno per l’altro. L’Italia resta il principale donatore nel settore della cooperazione allo sviluppo: in dieci anni sono stati erogati aiuti per un ammontare di circa 250 milioni di euro solamente attraverso la Cooperazione italiana del Ministero Affari Esteri, basti pensare che nel solo 2010 ne sono stati finanziati 50 milioni di euro. Inoltre la presenza della comunità albanese in Italia, intorno alle 500 mila unità (dai dati del Ministero degli Interni seconda per numero solo a quella marocchina), si connota per l’alto livello di integrazione su tutto il territorio nazionale. Il numero degli imprenditori medio-piccoli albanesi, cresce di anno in anno e ha raggiunto quasi il 10% del totale degli imprenditori stranieri presenti in Italia ma è con la presenza dei suoi studenti, agevolati nell’approccio alla lingua italiana già nella loro terra, che il paese delle Aquile vanta il primato nelle Università italiane.
L’ultima visita del Premier Berisha in Italia, di poche settimane fa, potrebbe forse aver dato un input al rilancio delle collaborazioni economiche strategiche, ma le prossime elezioni presidenziali e le future elezioni politiche del 2013, a detta di molti osservatori, potrebbero procrastinarle per un paio di anni ancora.





