Sotto lo sguardo della Madonna d’Europa, a Motta di Campodolcino in Valchiavenna, ha preso inizio la XXVIII Settimana internazionale delle Acli della Lombardia con la partecipazione di giovani, lavoratori e cittadini, con alcune delegazioni estere provenienti dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca e dall’Albania, per allargare lo sguardo dall’Europa al Mediterraneo, in una fase particolarmente delicata della costruzione dell’Unione Europea e nei rapporti internazionali, con altri Continenti che si affacciano sullo scenario euromediterraneo con intensi flussi migratori provocati dai conflitti etnici e dalla instabilità economica e politica dei Paesi in via di sviluppo.
Il programma della Settimana ha come epicentro la riflessione sulla complessa articolazione delle culture e delle popolazioni che abitano sulle sponde del Mediterraneo e che si confrontano nella prospettiva di una maggiore cooperazione e conoscenza reciproca, al fine di superare pregiudizi e incomunicabilità storiche che impediscono di avviare progetti condivisi di sviluppo economico e di crescita dei processi democratici, in relazione anche ai recenti avvenimenti insurrezionali che hanno portato al superamento di inaccettabili regimi autoritari e dittatoriali.
I lavori sono stai aperti da Ruffino Selmi, componente della Presidenza delle Acli Lombarde, che ha fatto riferimento alla situazione attuale dell’Unione Europea e ai suoi rapporti con il mondo mediorientale e arabo, impegnato in un processo di emancipazione da poteri dispotici che impedivano la partecipazione dei cittadini alla vita delle loro nazioni e alla costruzione del futuro, in un quadro mondiale caratterizzato dagli effetti perversi della globalizzazione e dall’emersione di nuovi equilibri di potere e di dominio.
Come stiamo vivendo la nostra collocazione nel Mediterraneo?
È soltanto un confine che separa le sponde nord e sud, o è invece il “mare nostrum” che ci invita ad una convivenza non più rinviabile fra storie condivise, cultura e religioni?
Per Patrizia Toia, parlamentare europea, che ha inviato un messaggio alle Acli Lombarde, il destino dell’Europa, di fronte all’aggressione finanziaria che sta subendo per la pressione delle azioni speculative internazionali, sta nella reciproca solidarietà fra Paesi dell’Unione, e nei rinnovati rapporti con il Mediterraneo, per evitare che la crisi dell’euro diffonda il suo contagio ai cittadini, con il pericolo di rendere precario il patto di stabilità e di crescita necessario per affrontare la congiuntura mondiale e l’instabilità economica degli Stati europei.
Ci deve essere la volontà diffusa di salvare la costruzione dell’Unità europea per alimentare la forza di reagire alla crisi, al fine di ridurre il debito sovrano dell’Unione e fronteggiare la tempesta dei mercati, con una riforma dell’attuale sistema economico finanziario che rischia di schiacciare la sovranità degli Stati e di alimentare spinte nazionalistiche, per varare invece una politica più equa e sostenibile di contenimento del disavanzo e di rilancio degli investimenti.
Silvio Ziliotto, presidente dell’IPSIA di Milano, ha successivamente presentato Paolo Bustaffa, direttore dell’ufficio stampa della SIR (Servizio Informazione Religiosa), che ha affrontato il contributo delle Chiese per la costruzione della casa comune europea, ricordando il ruolo svolto da Alcide De Gasperi e le radici cristiane dell’Europa, in contrapposizione all’euroscetticismo che sembra emergere in questi tempi di crisi caratterizzati dall’affiorare di inquietudini e dalla crescita delle spinte eversive di formazioni estremistiche.
Si tratta di costruire un’Europa realistica e non cinica, fondata sul respiro dei due polmoni dell’Est e dell’Ovest, con il rilancio ecumenico e il dialogo interreligioso, alimentando un clima di coesione sociale e di solidarietà per valorizzare le idealità e le speranze dei giovani e vincere la disattenzione dei cittadini sul processo di edificazione della Comunità europea.
La Conferenza delle Chiese europee al Convegno di Danzica, ha confermato le ragioni della speranza per una nuova stagione dell’Europa dell’accoglienza e del dialogo fra i popoli, dopo i tempi della guerra fredda e delle divisioni ormai anacronistiche e già superate dalle vicende storiche contemporanee.
Il giornalista Alfredo Somoza, presidente dell’ICEI (Istituto Cooperazione Economica Internazionale), ricordando le celebrazioni all’Alpe Motta del 500° anniversario dell’arrivo di Cristoforo Colombo in America, ha ripercorso le tappe dell’ascesa dell’Europa a livello mondiale, dall’espansione territoriale, all’affermazione degli imperi occidentali, dalla rivoluzione industriale, alle grandi migrazioni europee verso in continente americano, con la tragedia dei due conflitti mondiali del secolo ventesimo e la drammatica scia di distruzioni e di migliaia di vittime.
L’avventura dell’unificazione europea, avviata nell’immediato dopoguerra, in uno scenario caratterizzato dal risveglio dei popoli sfruttati da rapporti coloniali iniqui che avevano arricchito l’Occidente e impoverito le nazioni produttrici di materie prime, si è concretizzata con il superamento delle frontiere interne e l’avvio del mercato comune, in una situazione internazionale ancora sconvolta dalla divisione in blocchi ideologici contrapposti.
Il fondamentalismo della “mano invisibile” del mercato senza regole per il passaggio dal Gatt al Wto, ha portato a squilibri continentali con il neoliberismo e le ricette recessive di smantellamento del welfare, con conseguenze negative sulle condizioni di vita delle popolazioni coinvolte.
La crisi dell’euro si inserisce nel clima perverso della speculazione finanziaria internazionale, con il rischio dello smantellamento e della privatizzazione del pubblico, per l’intervento di capitali di rapina che agiscono senza scrupoli e controlli sulle economie nazionali già dissestate da finanze pubbliche dissennate e da disavanzi di bilancio insostenibili.
C’è quindi l’urgenza della costruzione di un’ Europa solidale e cooperante con le nazioni a rischio di default per impedire il fallimento delle banche e il crollo dell’euro, nella prospettiva della realizzazione degli Stati Uniti d’Europa su base federale, condizione necessaria al superamento della congiuntura negativa e della crisi che stiamo attraversando.
Giovanni Garuti





