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Domenica, 16 giugno 2013, h.14.30, h. 17.00, presso la Sala riunioni Chiesa S.Maria della Luce, via della Lungaretta 22, Trastevere, Roma le Acli Colf insieme all'associazione No.Di e alla Caritas Internationalis in occasione della “Giornata internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori domestici” promuovono una tavola rotonda sul lavoro domestico e di cura:  
Insieme per un lavoro domestico dignitoso
Together for decent work for domestic workers
Juntos por un trabajo domestico dignitoso

Scarica il programma

Per maggiori informazioni contattare lo 06/5840643 o 06/5840360.

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Il 16 giugno è stata dichiarata “Giornata internazionale dei lavoratori domestici”. La data celebra l’anniversario dell'adozione della Convenzione 189 sulle lavoratrici e lavoratori domestici da parte dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (16 giugno 2011).

La Convenzione introduce la possibilità di un cambio reale a livello globale per tale categoria del mondo del lavoro, fornendo ai lavoratori maggiori protezioni, con l’acquisizione dei diritti fondamentali, in alcuni Paesi, ancora disattesi: il giorno di riposo settimanale, i limiti alle ore di lavoro, un salario minimo, l’indennità per gli straordinari e la previdenza sociale.

La convenzione obbliga, inoltre, gli Stati parte ad adottare misure importanti a tutela dei lavoratori domestici, ad esempio: la lotta alla violenza e agli abusi, la regolamentazione delle agenzie di collocamento private che reclutano e impiegano lavoratori domestici, maggiore controllo riguardo l’impiego dei lavoratori minori.

Acli Colf e FAI (Federazione Acli Internazionali) hanno aderito nel 2012 alla Campagna promossa dall’ITUC - Confederazione internazionale dei Sindacati - per la ratifica della Convenzione internazionale dei lavoratori domestici, adesione finalizzata a promuovere un lavoro domestico dignitoso soprattutto in quei Paesi in cui non sono presenti forme di tutela, possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti come lavoratori, possibilità di creare o aderire a forme sindacali. Un’adesione in un’ottica di impegno a livello transnazionale rispetto ad un lavoro che oggi porta con sé molte forme di abusi e privazione dei diritti. Ci sono più di 100 milioni di lavoratori, in tutto il mondo, che lavorano nelle case altrui, il cui lavoro è però sottostimato, sottopagato, invisibile, non riconosciuto e non rispettato. La maggior parte dei lavoratori domestici sono donne (82%), molte delle quali migranti o minorenni, ancor oggi vittime di abusi o di tratta.

In molti Paesi i lavoratori domestici sono esclusi dalla legislazione in materia di lavoro e dai programmi di tutela sociale. A molti è negato il diritto, a livello sia legislativo che pratico, di formare o aderire a un sindacato. Di conseguenza, maltrattamenti, sfruttamento, violenze e abusi sessuali sono frequenti e spesso impuniti.

L’Italia, primo Paese in Europa, ratificando la convenzione ha dato un chiaro segno a sostegno della categoria, ponendo le basi per l’equiparazione del lavoro domestico agli altri lavori. Nonostante questo passo in avanti ottenuto con la ratifica della Convenzione, la promozione dei diritti deve continuare.

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Italeñas è il nuovo documentario di ZaLab sul tema dei diritti di cittadinanza. Fa parte della serie Schegge di ZA ed è il quarto mini documentario prodotto da ZaLab finanziato da Open Society Foundations , con il patrocinio del comitato italiano per Unicef.

Italeñas unisce le storie di Melina e Domenica. Melina è una ragazza diciannovenne nata in Italia cui è stata rifiutata la cittadinanza perché è stata in Ecuador (il paese di origine dei suoi genitori) per meno di un anno quando ne aveva quattro. Melina e suo padre Omero hanno contattato Domenica, una giornalista peruviana che vive in Italia da 22 anni e si occupa di tematiche legate all'immigrazione. In una trasmissione radiofonica Domenica racconta la storia di Melina e parla dell'iniquità della legge italiana sulla cittadinanza. Un’ingiustizia parallela a quella che anche Domenica subisce, giornalista in Italia da anni, non può diventare direttrice di una testata perchè cittadina straniera.

http://www.zalab.org/progetti-it/47/#.UZsvAM7tq1F

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Nell'ambito della settimana europea e del VI corso di geopolitica organizzato da IPSIA Milano e Geopolitica.info si tiene alle Acli Provinciali di Milano (Salone Clerici, via della Signora 3) sabato 4 maggio alle ore 10 l'incontro "L'Unione Europea e la promozione dei diritti umani".

Relatore Bruno Marasà, responsabile ufficio d'informazione del Parlamento Europeo a Milano.

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Il presidente delle Acli Gianno Bottalico: "Dedichiamo il Primo Maggio alla tragedia di Dacca per la tutela del lavoro su scala mondiale".

Ai ministri Bonino e Zanonato: migliorare gli accordi bilaterali tra Italia e Bangladesh in un senso più favorevole ai lavoratori dei due Paesi.

Roma, 29 aprile 2013 - “Il crollo della fabbrica tessile di Dacca in Bangladesh” - afferma Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli - nella quale sono morti 379 operai, perlopiù giovani donne, è divenuto il simbolo dell'altra faccia della medaglia dei problemi del lavoro oggi in Italia: qui precarizzazione, disoccupazione dilagante per la perdita di posti di lavoro a causa delle delocalizzazioni; nei Paesi emergenti gravissime violazioni dei più elementari diritti dei lavoratori.

Per questo le Acli si uniscono a quanti nella società civile, nel mondo sindacale, prima fra tutti la Campagna Abiti Puliti, sulle reti sociali chiedono che questo primo maggio venga dedicato alla solidarietà alle vittime della tragedia del crollo della fabbrica tessile in Bangladesh.

Appare più che mai attuale ed urgente” – prosegue Bottalico - “costruire quella “coalizione mondiale per il lavoro decente” lanciata dalla Chiesa in occasione del Giubileo dei lavoratori del Duemila, e ribadita ieri dall'appello lanciato da papa Francesco affinché sia sempre tutelata la dignità e la sicurezza del lavoratore, che riguarda l'estensione dei diritti dei lavoratori nei Paesi emergenti, anche come misura per difendere il modello sociale europeo e rallentare l'impoverimento dei lavoratori europei.

Ecco perché credo – conclude il presidente delle Acli - non si possa celebrare il Primo Maggio quest'anno senza assumere il crollo della fabbrica di Dacca come il simbolo di un riscatto possibile e non più rinviabile dei lavoratori su scala globale, senza nessuna venatura ideologica, ma con pragmatismo ed in modo propositivo.

Auspico pertanto che, a partire dalle Acli, il prossimo Primo Maggio si osservi un minuto di silenzio per le vittime della fabbrica crollata in Bangladesh e che costituisca l'occasione per la società civile, a cominciare dai sindacati, per chiedere l'istituzione a livello comunitario di una certificazione sociale dei prodotti importati, che precluda l'ingresso nell'Unione Europea a quelle merci prodotte nell'inosservanza della sicurezza dei luoghi di lavoro, con salari troppo bassi ed orari di lavoro disumani, senza tutele per malattia, maternità infortuni.

Chiediamo anche al nuovo governo, ed in particolare ai ministri Bonino e Zanonato, di rivedere e di migliorare gli accordi bilaterali di collaborazione tra Italia e Bangladesh in un senso più favorevole ai lavoratori dei due Paesi”.

http://www.acli.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=7828:dedichiamo-il-primo-maggio-ai-lavoratori-della-fabbrica-crollata-in-bangladesh&Itemid=351

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Acli Milanesi, IPSIA Milano, Caritas Ambrosiana e Animondo presentano "Dreamwork China" il documentario di T. Facchini e I. Franceschini, che nasce dal progetto di dare un volto e una voce ai lavoratori migranti cinesi di nuova generazione.

Fra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, gli autori hanno viaggiato a Shenzhen e nella zona del Delta del Fiume delle Perle, dove hanno incontrato migranti, attivisti e organizzazioni della società civile che si occupano della promozione dei diritti sul lavoro.

Da questo viaggio sono nati una serie di ritratti fotografici e un documentario in cui questi giovani lavoratori parlano di se stessi, raccontando la vita quotidiana, le aspettative, le lotte per i diritti e, soprattutto, i sogni di una nuova generazione di lavoratori nella fabbrica del mondo.

La proiezione si terrà mercoledì 17 aprile 2013 alle ore 20.30, presso Caritas Ambrosiana, in via S. Bernardino, 4 a Milano.

Partecipano al dibattito Ivan Franceschini e Daniele Cologna.
Ingresso libero.

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Rosa Schiano, attivista dell’International Action for Palestine, dopo aver vissuto più di un anno a Gaza come volontaria, è in Italia per un breve periodo di vacanza. Originaria di Napoli, Rosa viene scelta da ISM Italia (International Solidarity Movement) come volontaria a Gaza per continuare l’opera di Vittorio Arrigoni. Il lavoro a Gaza consiste nel documentare con foto e filmati le continue violazioni da parte di Israele nei confronti dei pescatori e dei contadini gazawi. Rosa nell’arco della sua permanenza là ha accompagnato i pescatori al largo e i contadini nei loro campi, facendo di fatto da interposizione pacifica e internazionale tra i lavoratori e l’esercito di occupazione israeliano. Purtroppo Rosa ha vissuto sulla sua pelle anche il recente attacco a Gaza di novembre, il famigerato “Pillar of Clouds” che in 8 giorni di bombardamenti e aggressioni lungo i confini ha provocato centinaia di morti tra i civili.

Ci racconta Roberto Andervill di IPSIA Varese: "Apprendiamo da Riccardo Bella del Movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) Italia che Rosa sarà ospite sua a Milano per circa una settimana e che è disponibile per incontri ed eventi dove raccontare la sua esperienza. Come IPSIA Varese e Comitato varesino per la Palestina decidiamo di invitarla per una serata a Varese. La prima realtà coinvolta sono le Acli di Gallarate, che tramite Carlo Naggi si dimostrano subito disponibili dando in uso gratuito la sala nella sede di Via Agnelli. Un’altra Associazione coinvolta è l’AIPEV di Caronno Pertusella, da sempre impegnata in Palestina.

Con Riccardo si concorda per il 18 Marzo come data per la serata. Il giovedì precedente vado a Milano per incontrare Rosa di persona. Inoltre la vedo in azione durante la serata organizzata dal BDS Milano. Capisco come gestisce la scaletta della serata e come si muove tra le domande. Arriva il 18. Riccardo accompagna Rosa a Gallarate. Assieme a loro c’è Marco, un altro attivista per la Palestina che ha recentemente partecipato a “Benvenuti in Palestina”. Marco accompagna Rosa durante i suoi racconti negli eventi.

La sala pian pianino si riempie e verso le 21.00 Rosa incomincia il suo racconto supportato da video e foto.

La serata scorre via tra foto di civili ammazzati, video di aggressioni ai pescatori e ai contadini, Rosa ci racconta con voce ferma tutto l’orrore che ha vissuto. Poi, tramite Skype, ci si collega con Gaza dove in una stanza ci sono attivisti gazawi e internazionali che aspettano il collegamento per raccontare la loro esperienza. Che è comune a quella di Rosa. Rosa decide di concludere la serata esaudendo una richiesta del popolo di Gaza: raccontare la loro vita normale, cioè quella che si svolge nei momenti di tregua, nei rari momenti di pace e di presenza della corrente elettrica.

Si lascia la parola al pubblico: l’esposizione di Rosa è stata molto chiara ed esaustiva, ma qualche domanda intelligente arriva. A fine serata racconto che Rosa tornerà a Gaza il 10 aprile e che mentre vive là si mantiene da sola anche con le donazioni che arrivano dall’Italia. Così invito i presenti a lasciare una piccola somma per lei. Riusciamo a donarle una cifra abbastanza consistente.

Grazie Rosa per le emozioni e per i momenti di verità. A Varese sarai sempre la benvenuta."

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Domenica 17 marzo a Fa' la Cosa Giusta è stato presentato, nel corso di un dibattito coordinato da Gad Lerner, Il Comitato promotore del 25° anniversario della morte di Chico Mendes, di cui IPSIA e Acli milanesi fanno parte.  Scopo del comitato, aperto a nuove adesioni, è quello di promuovere incontri manifestazioni eventi che attualizzino la figura del sindacalista brasiliano ucciso 25 anni, il 22 dicembre 1988.

IPSIA Milano aveva sostenuto già nel 2004/2005, con il contributo della Regione Lombardia un progetto mutlisettoriale di cooperazione allo sviluppo proprio a Xapuri', nello stato dell'Acre dove visse Chico Mendes, sulla certificazione ecologia del legname (FSC) e la creazione di un centro per l'infanzia.

Pubblicato in Dalle sedi locali

IPSIA segnala l'iniziativa di raccolta firme a sostegno di una lettera aperta ai nuovi deputati e senatori della Repubblica, di un gruppo di ragazzi di seconda generazione, che già si erano seriamente impegnato nella campagna “L'Italia sono anch'io”, per chiedere che il nuovo Parlamento esamini e approvi le leggi sulla cittadinanza.

Per firmare la petizione: http://www.change.org/it/petizioni/lettera-aperta-ai-parlamentari-neo-eletti-noi-che-l-italia-sono-anch-io-2


IL TESTO DELLA LETTERA

Cari Onorevoli,
a scriverVi siamo i tanti ragazzi di tutto il Paese che lo scorso anno hanno animato e portato avanti, insieme a tante associazioni e migliaia di cittadini, la Campagna L’Italia Sono Anch’io.

Per mesi e mesi abbiamo fatto banchetti, volantinaggio per le strade, assemblee nelle scuole e nelle piazze, e tutto questo per portare avanti una battaglia importante, una battaglia per il nostro Paese, La battaglia per la Cittadinanza.

In Italia infatti, più di un milione di bambini e ragazzi, figli di immigrati, nati e cresciuti nel nostro Paese, si ritrovano cittadini a metà.

Pur crescendo, studiando, giocando e vivendo nelle nostre città esattamente come i loro coetanei, non hanno la cittadinanza a causa di una legge obsoleta come la l 91/92 che ne impedisce il diritto alla nascita.

Non si tratta solo di una battaglia per un diritto in astratto, ma di una rivendicazione di diritti che permettano la piena realizzazione dei bambini e dei ragazzi che nascono e vivono qui.

Tante sono infatti le discriminazioni che vivono i ragazzi di II generazione: dal non poter andare in gita scolastica al non poter praticare sport a livello agonistico; dal non riconoscimento del titolo di studio ai fini lavorativi al mancato inserimento nel mondo del lavoro a causa del loro status di “immigrati” pur non essendolo.

Per questo motivo, ispirandoci anche all’articolo 3 della nostra Costituzione che stabilisce il principio dell’uguaglianza tra le persone, impegnando la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscano il pieno raggiungimento, abbiamo sostenuto con tutte le nostre forze questa Proposta di Legge Popolare che promuove lo Jus Soli e quindi il diritto alla cittadinanza per i ragazzi che nascono e crescono in Italia.

Le avversità sono state tante, non tutte le forze politiche hanno sostenuto la nostra battaglia e far breccia sulla stampa e sui media non è stato facile, soprattutto inizialmente.

Le sorprese e le soddisfazioni più grandi le abbiamo avute per le strade, nelle città, parlando con le tantissime persone che, molto spesso, non erano a conoscenza di una legge così assurda e che davano per scontato che “ chi nasce e cresce in Italia è italiano”.

Giovani, donne, lavoratori e anziani di tutto il Paese hanno preso talmente a cuore questa battaglia al punto che il risultato ottenuto è stato straordinario.

A fronte delle 50.000 firme necessarie infatti per presentare la proposta di legge popolare, abbiamo raccolto più di 110.000 firme!!!

Abbiamo depositato la proposta di legge ed eravamo davvero entusiasti, davvero contenti di aver potuto, con le nostra forze e dal basso, partecipare e contribuire ad un cambiamento così grande e cosi bello per il nostro Paese.

Purtroppo però, la proposta di legge pur essendo stata calendarizzata non è mai stata discussa in Parlamento durante la scorsa legislatura.

Ecco le ragioni di questa lettera aperta e del nostro appello a Voi.

Migliaia di persone hanno creduto e credono fortemente in questa battaglia per la cittadinanza ed è giusto dare un riscontro positivo a questa grande voglia di riscossa nonché grande prova di partecipazione attiva alla vita del Paese.

Per questo motivo vi chiediamo di essere anche voi portavoce in Parlamento e nelle altre sedi istituzionali e di far vostre le rivendicazioni e i contenuti della campagna L’Italia Sono Anch’Io affinché si discuta la proposta di legge e si cambi la legislazione sulla cittadinanza.

Vi chiediamo di schierarvi dalla parte di tutti i cittadini che credono che un cambiamento “dal basso” sia possibile e che hanno sostenuto questa proposta di legge popolare.

La battaglia non sarà facile, non tutti i partiti e le forze politiche appoggeranno queste idee, però crediamo fortemente che il cambiamento sia possibile e già la raccolta di centinaia di migliaia di firme ne sono la prova tangibile.

Fermamente convinti delle nostre idee e fiduciosi di un positivo riscontro,

Vi inviamo i nostri più cordiali saluti.

Un accordo per garantire la tutela sociale ai cittadini rumeni che lavorino o abbiano lavorato in Italia. È stato firmato a Bucarest il 9 gennaio dal vicepresidente delegato del Patronato Acli, Fabrizio Benvignati, e dal presidente del sindacato rumeno “Cartel Alfa”, Bogdan Hossu.

La comunità rumena è la prima comunità straniera presente in Italia con circa 1.000.000 di presenze e il fenomeno migratorio dei cittadini rumeni verso l’Italia sta registrando, soprattutto negli ultimi anni, un flusso di rientro in Romania da parte di lavoratori che intendono investire e lavorare nel proprio Paese d’origine.

In questo senso, con l’obiettivo di garantire un corretto accesso alle prestazioni di sicurezza sociale ai cittadini interessati, il Patronato Acli e “Cartel Alfa” promuovono un servizio di informazione, assistenza e tutela dei cittadini rumeni che lavorano in Italia o che risiedano in Romania dopo aver lavorato in Italia.

In particolare saranno attivati scambi di informazione tra gli operatori del Patronato Acli e di “Cartel Alfa” per consentire, insieme con la verifica delle posizioni contributive in entrambi i Paesi, la ricostruzione della posizione assicurativa dei lavoratori migranti.

In caso di discordanza sull’estratto contributivo rilasciato dall’Ente previdenziale rumeno, al lavoratore rumeno residente in Italia e utente del Patronato Acli, Cartel Alfa presterà la propria consulenza legale a seguito di una procura rilasciata dallo stesso lavoratore.

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