Le quotidiane riflessioni bibliche, condotte dal teologo Marco Bonarini, hanno fatto da prologo alle Giornate internazionali delle Acli Lombarde all'Alpe Motta sulle migrazioni e sull'accoglienza degli stranieri, alla luce del percorso di Abramo, da Ur dei Caldei e dall'Esodo, per un cammino di liberazione verso una Paese dove scorre "latte e miele", con l'emergere di figure emblematiche della Bibbia che hanno sperimentato l'alleanza e l'ospitalità nel corso della "storia della salvezza".
La questione dei conflitti e degli equilibri nel Medio Oriente è stata introdotta da Stefano Tassinari, segretario nazionale delle Acli sui temi del lavoro e sulla vita cristiana, che ha ricordato il percorso del riscatto della dignità dei popoli arabi, dalla Tunisia alla Libia, dall'Egitto allo Yemen, con la successiva esplosione della rivolta e della guerra civile in Siria, nella prospettiva dell'abbattimento delle dittature e della riconquista delle libertà personali e civili.
È una sfida per l'Europa che deve riprendere il dialogo euro-mediterraneo, lanciato nel '95, alla fine del secolo scorso, ma non coltivato con coerenza e coraggio dalla Comunità europea, nonostante le attese di cooperazione delle nazioni dell'Africa del Nord e del vicino Oriente, interessate ad intrecciare rapporti di buon vicinato, scambi commerciali ed intese bilaterali sulla governance dei processi migratori.
Stefano Maria Torelli, giornalista di Equilibri, riprendendo la comunicazione sulla situazione della Turchia, ha sviluppato una vasta panoramica degli avvenimenti della sponda sud del Mediterraneo, con l'individuazione delle cause economiche e sociali che hanno favorito l'avvio del processo di democratizzazione dei regimi autoritari e dispotici della Tunisia, della Libia e dell'Egitto, sulla spinta della mobilitazione delle nuove generazioni e delle proteste per le peggiorate condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni.
La nascita di nuove aggregazioni politiche e la rivendicazione di una diversa e più partecipata articolazione delle istituzioni statali si sono intrecciate nel difficile cammino di transizione alla democrazia, che è ancora molto condizionata dal potere dei militari e dal riaffiorare delle tendenze all'introduzione delle Costituzioni nazionali della legislazione islamica.
Le consultazioni elettorali in programma in Marocco, Tunisia, Libia ed Egitto stanno portando quasi ovunque all'affermazione dei partiti sostenuti dalla Fratellanza musulmana che ha un forte radicamento popolare per un'attiva e diffusa azione sociale di sostegno e di assistenza alle famiglie e a i cittadini in condizioni di povertà e di emarginazione.
La precaria situazione della Libia del dopo Gheddafi, la minaccia del terrorismo internazionale, l'espandersi dei gruppi radicali islamici e la guerra civile in Yemen e in Siria alimentano inquietudini e interrogativi sull'esito delle rivolte arabe, mentre è preoccupante l'assenza dell'Unione Europea penalizzata da divergenze interne legate ad interessi economici e nazionalistici.
La valutazione della situazione attuale dei Paesi che si affacciano sulla sponda sud del Mediterraneo, dalla Mauritania alla Siria, è stata affidata alla giornalista e scrittrice Manuela Borraccino, che si è particolarmente soffermata sulla questione palestinese e sui rapporti arabo-israeliani, caratterizzati da un'evidente squilibrio dei poteri, che determina una condizione di impotenza ed oppressione, aggravata dall'innalzamento del muro per la separazione etnica e dall'inarrestabile espansione della colonizzazione della Cisgiordania.
L'intreccio e l'eredità delle culture e delle vicende storiche che hanno caratterizzato il divenire degli Stati arabi ed islamici, con la presenza e l'influenza delle minoranze cristiane e di altre confessioni religiose, fa crescere l'esigenza di una più intensa cooperazione dell'Europa, per affrontare insieme non soltanto le controversie sul nucleare iraniano e sul commercio delle armi, ma anche sui flussi migratori, sulla lotta al sottosviluppo e sulle infiltrazioni terroristiche.
La spinta demografica e le attese di sviluppo dei Paesi mediterranei, non sufficientemente sostenute dalle risorse legate alle aspetative della crescita economica delle diverse nazioni, condizionate dagli effetti perversi delle disuguaglianze sociali, dalle siccità e dalla vasta disoccupazione, devono essere affrontate dai nuovi Governi emersi dalla "primavera araba", con la consapevolezza di una sfida epocale da affrontare con coraggio, per evitare le tensioni e le delusioni dei paesi giovani con le speranze accese dalle insurrezioni contro le dittature.
La mancata applicazione ed il fallimento degli accordi di Oslo, della dichiarazione di Parigi e del summit di Camp David stanno condizionando il processo di pace in Medio Oriente, con gravi tensioni nei rapporti tra israeliani e palestinesi, che si estendono ai Paesi confinanti, generando instabilità e tentazioni di soluzioni di forza che già hanno dimostrato, con l'intifada e l'edificazione del muro, l'inefficacia per l'obiettivo della creazione di due Stati nel futuro della Palestina.
La presenza dei cristiani nel Medio Oriente e nei Paesi mediterranei, con riferimento al Sinodo dei Vescovi a Roma, alle proposte delle Chiese di Terrasanta, alla visita del Papa Benedetto XVI in Libano, all'aggressione in alcune nazioni, alle comunità cattoliche, con la distruzione di edifici di culto e di strutture scolastiche e sanitarie, è stata valutata con l'approfondimento delle diverse realtà locali, alla ricerca di soluzioni condivise per la ripresa del dialogo e della tutela delle minoranze religiose.
La riflessione sul film "Il giardino di limoni", che affronta la difficile convivenza tra arabi ed ebrei in Israele ed in particolare in Cisgiordania, colonizzata e lacerata dall'installazione del muro che divide villaggi e comunità, ha fatto emergere la necessità della solidarietà per la difesa della libertà e dei diritti dei palestinesi costretti a subire una occupazione inaccettabile e disumana.
La speranza di un futuro diverso sempre affidata alle due donne protagoniste del film che, superando pregiudizi e barriere etniche, fanno intravedere una comune vocazione al dialogo tra le popolazioni che vivono sulla stessa terra, nella prospettiva di una convivenza da fondare sulla valorizzazione delle diversità e dei rapporti di vicinato.
Giovanni Garuti





